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Live Report SOMMARIO

DENNIS STRATTON + PROWLHUNTERS: serata nel segno della Vergine di Ferro!

ROMA, Defrag, 11/04/2026 – Per la prima volta in assoluto nella Capitale, a distanza di ben 46 anni da quell’ormai leggendario concerto dei Maiden tenutosi a Castel Sant’Angelo di supporto ai Kiss, approda Dennis Stratton, storico chitarrista della prima formazione ufficiale della Vergine di Ferro che registrò l’omonimo album di debutto proprio in quel 1980! La serata di Sabato 11 aprile al Defrag di Roma (zona Tufello), organizzata da Altamira Events, ha visto il musicista londinese, accompagnato per l’occasione dalla tribute dei Prowlhunters, esibirsi in uno show attesissimo che ha ripercorso la sua breve (ma intensa) carriera al servizio della band di Steve Harris & co. Data l’importanza dell’ospite in programma, la partecipazione di pubblico non si è fatta di certo desiderare, registrando un desiderato quanto inatteso sold out a pochi istanti dall’inizio del concerto! Pur trattandosi di un musicista e di un genere che certamente attira maggiormente gli aficionados storici della prima e seconda ora, molti dei quali abbastanza in età o comunque non più giovanissimi, è bello constatare come siano presenti in sala anche diverse generazioni di metallari. Una serata insomma perfetta per rivivere assieme al buon Dennis e ai suoi fedeli accoliti alcune delle gesta che hanno reso celebre uno dei nomi più iconoci del mondo della musica hard’n’heavy, recentemente entrati anche nella prestigiosa Rock & Roll Hall of Fame!

Phantom Menace

A scaldare gli animi dei primi impavidi accorsi per accaparrarsi un posto in prima linea, ci pensano i giovani romani Phantom Menace, capaci di proporre un gustoso repertorio a base del sano e buon vecchio heavy metal di matrice classica, condito ovviamente dei riferimenti ai principali colossi della NWOBHM (Saxon, Diamond Head, Tygers Of Pan Tang e naturalmente gli stessi Maiden). Dal loro omonimo album di debutto fresco di uscita, i nostri propongono alcuni estratti contraddistinti dal ritmo e dalle schitarrate arrembanti: l’opener “Genocidal Craze” e l’omonima title-track sono due lame taglienti capaci di scatenare un headbanging serrato grazie ad un connubio tra linee melodiche e cori nei refrain centrali. “Sanity” e la successiva “MadMan” ci offrono anche spunti maggiormente malinconici ed introspettivi, merito anche di una modulazione del talentuoso giovane vocalist, capace anche di mostrare un appeal e un carisma invidiabili visto l’arduo compito.

Nel salutare i primi presenti, ci viene offerto un accenno della intro di “Iron Maiden”, ad anticipare quello che sarà il tema principale della serata, seguito senza sosta dalla loro grintosa “Maniac”, forse tra i brani che più ho gradito del loro breve ma intenso set. Sempre a tinte albioniche, “Judgement Day” è un altro piacevole estratto dal loro debutto, caratterizzato dall’alternanza di parti più veloci ad altre arpeggiate, all’insegna della varietà: forse alcune scelte compositive risultano ancora un po’ acerbe ma sicuramente col tempo e la costanza i nostri riusciranno a migliorare anche la loro esperienza in studio. Un ultimo saluto ci viene offerto dal classico di Billy Idol, l’immancabile “Rebel Yell”, eseguita a rotta di collo in una versione speed ma che riesce a far saltare anche i più pigri!

Phantom Menace setlist:

“Genocidal Craze”

“Phantom Menace”

“Sanity”

“MadMan”

“Iron Maiden” (Intro – Iron Maiden cover) / “Maniac”

“Judgement Day”

“Rebel Yell” (Billy Idol cover)

Chronosynthesis

Dopo una breve pausa rifocillante, tra una birra al bancone e un saluto a vecchi amici e conoscenti, il cambio palco ci porta una ventata di metal sinfonico a tinte power in compagnia del quintetto capitolino anch’essi freschi del loro album di debutto ‘Echoes Of Forlorn Tales’ (Elevate Records, 2025) da cui ripropongono diversi brani in scaletta. Dopo la breve intro di “Once Upon A Time”, “What’s Beyond” ci porta dritti in un mondo fatato, ricco di sinfonie di chiara matrice helloweeniana. La voce di Giorgio Massimi, molto somigliante a quella di Timo Kotipelto degli Stratovarius, è capace di districarsi magistralmente su più registri stilistici, mantenendo vette alte soprattutto sulla successiva “Jester’s Soul” e sull’inedito “Sad Wings Of Fate”, entrambe particolarmente gradite dall’audience.

Trattandosi di musicisti di lungo corso, è particolarmente apprezzabile soprattutto il groove prodotto dalla sezione ritmica composta da Paolo Biscardi (basso) e da Fabio Mancinelli (batteria), con il duo Roberto Di Lazzaro/Luca Grossi ad accompagnarli alle chitarre. “A Bird Of Gold” si alterna anch’essa tra cavalcate arrembanti, bridge melodici e arrangiamenti sinfonici, sulla scia della seguente “Another Lie”, altro inedito proposto in anteprima. Con “Wrath Of God” approdiamo invece su lidi dal sapore quasi orientaleggiante, soprattutto nelle strofe, fino ad aprirsi in un ritornello orecchiabile ed epicheggiante. Il pubblico sembra rispondere positivamente all’esibizione dei nostri, concedendo applausi sinceri e supporto a più riprese tra un brano e l’altro, fino alla conclusione affidata alla dinamica “Gashadokuro”, altro marchio di fabbrica in pieno stile power metal nordeuropeo che suggella una performance certamente godibile ed apprezzata da tutti i presenti, sia per intensità che per capacità e perizia tecnico-compositiva mostrata in questa occasione!

Chronosynthesis setlist:

“Once Upon A Time” (Intro)

“What’s Beyond”

“Jester’s Soul”

“Sad Wings Of Fate” (Inedito)

“A Bird Of Gold”

“Another Lie” (Inedito)

“Wrath Of God”

“Gashadokuro”

Dennis Stratton (ex Iron Maiden) & Prowlhunters

L’ambiente è ormai saturo e stracolmo di fan, quando ecco entrare sul palco i capitolini Prowlhunters, storica tribute attiva esattamente da 30 anni sulle scene, pronti ad offrirci un set incentrato sull’intero repertorio dei Maiden, ed in particolare su quello dei primi due storici dischi in compagnia dell’attesissimo Dennis! Per iniziare in bellezza, viene eseguita “Aces High” come opener, cantata ovviamente da tutti a squarciagola ed in particolare dalle prime file: sebbene per tanti si tratti di una “semplice cover band”, i nostri dimostrano comunque carisma e bravura nell’eseguire brani celebri ma soprattutto tanta passione per la loro band del cuore con la quale sono cresciuti anch’essi nel corso degli anni. La sempreverde “Wasted Years” è un altro di quei brani iconici sui quali è veramente difficile stare fermi, soprattutto durante l’orecchiabile ritornello su cui si scatena la felicità di tutti i numerosi fan accorsi quest’oggi. Fabio Minchillo (voce) si destreggia non soltanto nel cantato, certamente di livello, ma anche nei travestimenti, ora da aviatore ora da soldato britannico sventolando il vessillo d’Oltremanica sull’immancabile “The Trooper”, mentre alle rispettive sei corde Valerio Sells, Marco “Zappo” Palazzi e il lungo crinito Giovanni Maria Di Buduo compongono un trittico degno dell’originale Smith/Murray/Gers. E sulla seguente e assai reclamata “Fear Of The Dark”, c’è spazio anche per apprezzare il talento di Tony Siluro (batteria) e Alessandro Vincis (basso) a comporre una solida sezione ritmica, mentre l’attesa per l’ospite d’onore inizia a crescere progressivamente tra i tanti partecipanti.

Reclamato a gran voce da tutto il pubblico, incitato naturalmente a più riprese dai musicisti, fa adesso il suo ingresso sul palco Mr. Stratton, stringendo una fresca birra nella sua destra in pieno stile british! Dopo i ringraziamenti di rito, eccoci catapultare ai primordi della Vergine di Ferro con una tagliente versione di “Prowler”, cantata dallo stesso chitarrista inglese, sulla quale tutta l’audience sembra quasi impazzire dalla gioia per assistere alla riproposizione di un pezzo di storia dell’heavy metal con cui siamo tutti alla fine cresciuti. Nemmeno il tempo di rifiatare, che il basso detonante di Vincis ci introduce in un’apprezzata versione di un classico maideniano di lungo corso, la pulsante “Wrathchild” sulla quale è impossibile rimanere indifferenti: nonostante il differente registro canoro rispetto al primo Paul Di’Anno, Fabio riesce comunque a destreggiarsi egregiamente anche su tonalità più baritone e graffianti, con i fan pronti a rispondere in coro sul ritornello! C’è ora spazio per la strumentale “Transylvania”, condita da un siparietto che vede protagonisti Dennis assieme a Di Buduo e Palazzi nell’esecuzione del bridge centrale: saranno anche passati quasi cinquant’anni ma certe composizioni sembrano non risentire minimamente dello scorrere dei decenni, risultando ancora oggi fresca e spumeggiante come allora. Stesso discorso vale per la sognante “Remember Tomorrow”, altra hit da sempre apprezzata dai fan della prima ora, grazie alla sua atmosfera psichedelica ed ipnotica.

Sebbene contenuta nel secondo omonimo full lenght, viene riproposta live “Killers”, brano che però venne composto quando in formazione c’era ancora il nostro ospite, così come la seguente “Sanctuary” (uscita allora solo come singolo – n.d.r): riascoltare questi ed altri brani dalle mani di uno dei principali artefici e compositori è veramente un privilegio più unico che raro. Altra sorpresa della serata, l’esecuzione dell’inaspettata “Strange World”, riproposta per la prima volta dal vivo e mai eseguita on stage dagli stessi Maiden come lo stesso Stratton ci rivela prima dell’inizio del pezzo: bello quindi riscoprirne tutta l’essenza e la fragranza, soprattutto nel bilanciamento tra parti più lente ed acustiche con quelle elettriche nel refrain. Avvicinandoci all’epilogo dello show, tocca ora entrare in scena al “fantasma dell’opera”, in tutti i sensi, con lo stesso Minchillo travestito da Tristo Mietitore e incappucciato di nero, durante la riproposizione di una “Phantom Of The Opera” sugli scudi, in una versione estesa e riarrangiata grazie al prezioso lavoro di tutti i musicisti on stage.

Bastano pochi secondi per indovinare il celeberrimo intro alla sei corde dell’iconica “Iron Maiden”, altro brano che non ha certamente bisogno di ulteriori presentazioni, manifesto assoluto di una band leggendaria! Sembra essere definitivamente calato il sipario sul proscenio, dopo una divertente premiazione tra i vincitori di due lp del primo immortale disco che ha reso celebre il nostro beniamino, quando l’indomito pubblico richiama sul palco Dennis e i Prowlhunters per un ultimo bis finale: viste tutte le perle eseguite quest’oggi, sembra assai facile e scontato aspettarsi l’esecuzione di una sempre richiestissima “Running Free”, altro inno generazionale da sempre nei cuori di tutti i fan della band britannica. Durante i ringraziamenti finali, Stratton si diverte a coinvolgere tutto il pubblico invitandolo alternativamente a rispondere in coro e prolungando così i saluti conclusivi accolti da applausi meritatissimi per questa serata che rimarrà certamente nel cuore di tutti i presenti, grazie al Defrag e alla Altamira Events!

Dennis Stratton & Prowlhunters setlist:

“Aces High” (Iron Maiden cover)

“Wasted Years” (Iron Maiden cover)

“The Trooper” (Iron Maiden cover)

“Fear Of The Dark” (Iron Maiden cover)

“Prowler” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Wrathchild” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Transylvania” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Remember Tomorrow” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Killers” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Sanctuary” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Strange World” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Phantom Of The Opera” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

“Iron Maiden” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

Bis-Encore:

“Running Free” (Iron Maiden cover feat. Dennis Stratton)

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