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I SINCOPATICI – La Corazzata Potëmkin

I SINCOPATICI – La Corazzata Potëmkin
Anno 2026 – Voto: 7/10 * 

C’è stato un periodo fra il finire degli anni ‘60 e gli anni ‘70 nel quale i confini che delimitano i generi musicali erano meno netti di quanto oggi possiamo immaginare. Spesso noi usiamo la parola “comtaminazione” quando in un preciso genere musicale s’introduce qualche elemento preso da altri territori sonori, ma prima tali distinzioni non esistevano oppure venivano regolarmente disattese, perché il mondo della musica era un territorio completamente nuovo da esplorare.

Musica concreta, free jazz, progressive, fusion, psichedelia, tutte classificazioni che non riescono a contenere quella voglia sana di conoscere, fatta di pura sperimentazione creativa senza confini. Per questa ragione restiamo piacevolmente sorpresi quando oggi ci troviamo di fronte a musicisti e progetti che non hanno paura di superare le barriere fra i vari generi. Fra le proposte musicali attuali più originali del panorama italiano spicca il progetto de “I Sincopatoci”, un quartetto milanese ideato da Francesca Badalini, che giunge al momento giusto del nostro discorso. Oltre alla Badalini (pianoforte e chitarra elettrica) a completare Il quartetto c’è Silvia Maffeis (violino), Andrea Grumelli (basso) e Teo Ravelli (batteria acustica ed elettronica).

L’ensemble, completamente autoprodotto e libero da qualsiasi vincolo discografico e commerciale, è impegnato a creare colonne sonore per i vecchi capolavori del cinema muto, com’è stato nel caso di “Metropolis”, “Il gabinetto del Dottor Caligaris” e “Nosferatu”. Ora è il turno del grande capolavoro di Sergej Ejzenstejn “La Corazzata Potëmkin” (1925) che nel corso del tempo ha visto numerosi musicisti cimentarsi nella riscrittura della colonna sonora , fra cui citiamo i Pet Shop Boys. Per quanto i quattro musicisti milanesi siano abili creatori di atmosfere e riconosciuti talenti con i propri strumenti, la sfida che si sono proposti di affrontare non era per nulla scontata e di facile realizzazione. La colonna sonora è divisa in cinque parti, ognuna dedicata ad una sequenza specifica del film.

Con la prima traccia “Uomini e vermi” si comincia con dei suoni dilatati su un fruscio da vinile consumato, prima che l’ingresso della melodia con piano e violino ci porti in un universo “Post Rock” non lontano dalle suggestioni dei Rachel’s di “Selenography” , per poi arrivare ad un esplosione elettrica vicina al rock progressive di annata. Note drammatiche e crescendo rumoristici coprono la maggior parte di “Dramma sul ponte”, dove il confine fra musica improvvisata, classica contemporanea e melodia da colonna sonora sparisce creando una calda alchimia sonora. La musica è al servizio della narrazione, ma ha una vita indipendente. “Il morto chiama” sembrerebbe una classica musica da film se non fosse virata da un gusto floydiano e alla Ash Ra Tempel. Il brano è un susseguirsi di emozioni ed il film che si crea nella mente sembra quasi sovrapporsi se non sostituire quello di Ejzenstejn. Sentiamo contemporaneamente la presenza di Chopin e di Rachel Grimes, ed il tessuto dei vari suoni elettronici ci fa sentire parte di una dimensione parallela, così come il ritmo ostinato del violino, e la sensazione di straniamento che ne deriva non è distante da quella della “Ghost Sonata” dei Tuxedomoon.

Il gioco pianistico che passa dall’intimo al solenne ne “La scalinata di Odessa” è davvero descrittivo, ma è il tessuto stesso del suono a disintegrarsi e rigenerarsi , passando attraverso la pura sperimentazione musicale. la conclusiva “Una contro tutte” sembra svilupparsi come un tango di Piazzolla “disturbato” da tanti piccoli rumori. Ma presto la direzione della musica cambia e ci troviamo in un territorio dominato dalla chitarra elettrica e dal violino, con i ritmi ostinati del basso di Andrea Grumelli e della batteria di Teo Ravelli . Il violino di Silvia Maffeis diventa di volta in volta strumento solista o ritmico secondo il bisogno e Francesca Badalini dimostra tutta la sua bravura nel passare dal rock della sua chitarra elettrica al romanticismo classico del pianoforte. Il finale si riallaccia al tema iniziale di questo viaggio sonoro, e la conclusione perfetta è il suono di un carillon che riproduce “L’internazionale”. Ma, come avrebbe detto Frank Zappa,”parlare di musica è come danzare di architettura”, quindi non ci dilungheremo oltre nel descrivere la musica de I Sincopatici, ma resta l’invito a conoscerla ed ascoltarla sulla loro pagina Bandcamp. Sono sicuro che sarà una piacevole scoperta.

Formazione – Francesca Badalini: pianoforte, chitarra elettrica; Silvia Maffeis: violino; Andrea Grumelli: basso; Teo Ravelli: batteria ed elettronica.

SCHEDA *

ARTISTA: I Sincopatici

TITOLO: “La Corazzata Potëmkin”

ANNO: 2026

ETICHETTA: Autoproduzione

GENERE: Soundtrack, post rock, prog

VOTO: 7/10

PAESE: Italia

Tracklist

1) Uomini e vermi

2) Dramma sul ponte

3) Il morto chiama

4) La scalinata di Odessa

5) Una contro tutte

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