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Album 2026 Recensioni SOMMARIO

MUSE – “The Wow! Signal”

MUSE – The Wow! Signal
Anno 2026 – Voto: 8/10 * 

Come tutti i gruppi che ormai hanno superato tre decenni di attività, anche i Muse hanno avuto i loro alti e bassi. Del resto, nel corso di una lunghissima carriera, il rischio di compiere passi falsi tra le seduzioni del mainstream e l’ansia di non ripetersi lanciandosi quindi in sperimentazioni spericolate, è pressoché inevitabile e in fin dei conti perfino umano.

Bellamy & C., pur godendo i frutti della grande notorietà raggiunta, hanno saputo tuttavia tenere a distanza la tentazione di appiattirsi per ingigantire il proprio pubblico, mantenendo la propria connotazione rock ma accettando comunque lo scontro con la fanbase più affezionata (legata agli indiscussi capolavori del passato come “Absolution”, “Black Holes and Revelations” o “The Resistance”), spingendo il proprio sound verso passaggi interessanti ma certamente divisivi come “Simulation Theory” e “Will Of The People”.

Oggi esce “The Wow! Signal” che, a mio parere, potrebbe tornare a mettere tutti d’accordo.

Bellamy stesso ha raccontato il processo creativo di questo album come un momento catartico. Il cantante, reduce dalla recente separazione con la compagna e chissà quali altri drammi personali, ha ritrovato nel contatto con la musica, la sua passione di sempre, la risposta a un dolore personale. Da qui l’idea di fondare un’opera su questa rivelazione, perché ogni sofferenza privata che portiamo dentro di noi altro non è che un’insicurezza in cerca di risposte. E una risposta forse, almeno Matthew, l’ha trovata.

Nel 1977, un radiotelescopio della Ohio University captò un segnale dallo spazio, verosimilmente proveniente da una fonte non naturale. Fu chiamato il segnale Wow!

Il destino ha voluto che intorno a quella data, in tre città diverse dell’Inghilterra siano nati lo stesso Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme, lo stesso destino che li ha fatti incontrare nella stessa scuola da cui sono usciti con il sogno condiviso di suonare insieme e che li ha portati ad essere un riferimento del rock mondiale, sempre guidati (e secondo Bellamy non può essere un caso) da un’istintiva curiosità per lo spazio, la fantascienza e il mistero extraterrestre che li accompagna anche nelle passioni oltre la musica. Ecco come quel segmento di vita possibile persa da qualche parte nel cielo di cinquant’anni fa sembra dare senso a tutto il resto, come la sensazione improvvisa di essere nel posto giusto da sempre.

L’entusiasmo di Bellamy ha dato vita, perciò, a una nuova opera, in cui confluisce nuovamente quella passione genuina nel fare musica per il gusto dell’esplorazione, tornando con rinnovata convinzione nel seguire le rotte interstellari verso l’ignoto.

Un’euforia che diventa foga espressiva, facendo vibrare ogni singola traccia delle infinite estensioni vocali del frontman, costantemente impegnato anche alla chitarra tra riff, assoli e sterzate improvvise; eppure, questo non rende forse giustizia alla bravura di Chris al basso e Dom alla batteria, coinvolti direttamente nella composizione dell’opera, e capaci di plasmare architetture sonore stratificate che evidenziano l’intesa eccezionale della band consolidata negli anni.

Anche se i Muse non sono mai stati una prog band in senso stretto, hanno spesso decorato i loro brani, specialmente i più lunghi, con le atmosfere tipiche del genere. A questo proposito non si può non menzionare il grandissimo lavoro alle tastiere di Dan Lancaster, ormai non più sola presenza di accompagnamento, ma elemento centrale e imprescindibile del sound Muse. Le atmosfere di “The Wow! Signal” navigano inoltre, proprio in considerazione dei temi di natura spaziale, verso qualche clima da Kosmische music e Lancaster sa inserirsi con lampi improvvisi negli splendidi duetti con Bellamy, come nel brano ad ampia costruzione progressiva “Hexagons”, giocato inizialmente sull’armonizzazione di synth e chitarra disegnando una sorta di viaggio intergalattico.

“The Dark Forest” è il brano che inaugura il viaggio, ideale anche per l’incipit di un live con l’incedere spiazzante del basso, i toni alla Lawrence d’Arabia ed una struttura che fa rivivere certi passaggi di “Knights of Cydonia”. Esiste una teoria fantascientifica che ipotizza l’esistenza di molteplici forme di vita tecnologicamente avanzate e stanziate nello spazio in modo da nascondersi vicendevolmente per evitare di essere sopraffatte. Il brano sembra prefigurare un futuro pre-apocalittico che vedrà l’umanità terrestre abbastanza decadente da permettere la venuta di una nuova specie che verrà dal cielo per salvare (o dominare) quello che rimane della nostra eredità.

Perché non si può dare per certo che tutto ciò che non conosciamo oltre le nuvole sia benigno, il mistero dell’universo vive di questo fascino in contraddizione tra attrazione e paura. Quello stesso conflitto che governa le meccaniche amorose della terraferma, anche quando siamo attratti da ciò che ci distrugge. “Cryogen” ci racconta una storia d’amore infelice, sfruttando di nuovo le metafore con gli angoli più gelidi del sistema solare; un brano fortissimo che ci ricorda nei riff di chitarra certe atmosfere di “Plug in Baby”.

L’amore occupa essenzialmente la parte di disco attorno a “Cryogen”, attorniata da “Shimmering Scars”, eseguito su climi fortemente introspettivi e romanticamente disperati, così come “Be With You” con la sua solennità dalle infinite sfumature. “Nightshift Superstar” si apprezza invece per i climi disco, funk e house che la rendono più pop-oriented, mentre il brano più rock è probabilmente “…The Sickness in You & I” nella quale Wolstenholme sfodera ancora un basso fenomenale.

Matt Bellamy, nella sua vena immensa di musicista e poeta, si conferma pioniere stellare dell’ignoto, nuovamente dedito ad indagare e porsi domande sui tanti misteri che circondano silenziosamente il nostro pianeta. Forse non avremo mai delle risposte definitive ai nostri dubbi universali, ma ogni tanto una luce di speranza e rivelazione si fa largo tra le crepe dell’universo oscuro. Matt in qualche modo ha trovato la sua luce, il senso del suo nuovo viaggio vuole essere un invito a non arrendersi mai e a continuare a cercare.

Line up – Matthew Bellamy: voce, chitarra, pianoforte; Chris Wolstenholme: basso, voce, armonica; Dominic Howard: batteria, percussioni, cori.

Ulteriori musicisti: Dan Lancaster: tastiere, sintetizzatore, percussioni, cori.

SCHEDA *

ARTISTA: Muse

TITOLO: “The Wow! Signal”

ANNO: 2026

ETICHETTA: Warner Records

GENERE: Progressive Rock / Art Rock / Alternative Rock

VOTO: 8/10

PAESE: Gran Bretagna

Tracklist

1) The Dark Forest

2) Nightshift Superstar

3)Shimmering Scars

4) Cryogen

5) Be With You

6) Hexagons

7) The Sickness In You & I

8) Unravelling

9) Hush

10) Space Debris

Online

Sito ufficiale https://www.muse.mu/

Facebook https://www.facebook.com/museband/followers/

Instagram https://www.instagram.com/museband/

YouTube https://www.youtube.com/muse

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