Nel panorama prog contemporaneo, il nome di Elisa Montaldo è uno dei più conosciuti, sia per la militanza in un gruppo importante come Il Tempio delle clessidre, sia per il percorso individuale intrapreso esplorando una miriade di sonorità che spaziano dal sinfonico all’elettronico sino al pop più ricercato. Ma la musicista, originaria di Genova e di base in Svizzera, è dotata di una personalità talmente eclettica e fantasiosa che appare riduttivo identificarne il cammino stilistico solo nel genere progressive, sebbene resti il suo preferito. La musica ha un valore universale, non codificabile attraverso una tendenza ed Elisa, per dinamicità, è un’interprete calzante di questo pensiero: compositrice, polistrumentista, vocalist, performer, Disc jockey: la sua arte è un insieme policromo di emozioni che non finiscono mai di stupire. Attualmente, interpreta il percorso da raffinata solista con un repertorio di rara bellezza e prospettiva. VeroRock.it ha recensito il suo ultimo full lenght “Looking back moving forward” (vedi), un disco che conferma il suo talento. In questa intervista la musicista ce ne parla, evidenziandone le peculiarità e raccontando anche alcuni aspetti della sua spontanea e vivace personalità.
Benvenuta su VeroRock.it, Elisa
· Ho finalmente il piacere di incontrare una delle musiciste più talentuose del nostro panorama musicale. È da poco uscito il tuo splendido full lenght “Looking back moving forward”, ma vorrei iniziare questa chiacchierata chiedendoti di illustrare il lavoro che lo ha immediatamente preceduto “Il Fascino dell’insolito”, che riporta ai mitici anni ’70 /’80, ai cult della tv e relative colonne sonore. Con la tua musica lo riproponi in una nuova e avvincente prospettiva. Ce lo racconti?
Caro Carlo, il piacere è mio ! Grazie per l’interesse nella mia attività musicale. Come giustamente dici, lo short album “Il Fascino dell’Insolito” (prima stampa Settembre 2025) è un progetto nato quasi per caso: il giornalista Enrico Pietra mi aveva proposto di re interpretare alcune delle sigle dei celebri sceneggiati sul mistero andati in onda sui canali TV Rai, in quanto stava producendo una serie di interviste e contenuti che trattavano queste serie TV di culto (insieme alla scrittrice Paola Amadesi). Dato che ho sempre provato attrazione per quel tipo di sceneggiati (li guardavo in DVD insieme ai miei amici il venerdì sera), ho accettato volentieri la “sfida”: nel corso dei mesi ho sviluppato nove tracce adottando il metodo della “traduzione letterale” della musica: ho ripreso i temi e gli arrangiamenti originali e li ho rivisti nel mio stile, restando su una scelta disuoni per lo più’ vintage ma inserendo anche qualche sfumatura “futurista”: ho sostituito suoni acustici con synth elettrici, ho aggiunto rumore bianco in alcuni punti e fatto “duettare” mellotron e suoni moderni campionati in modo peculiare (ad esempio un suono di cassa creato partendo da una pallina da ping pong che cade su un tavolo). Insomma ho voluto sperimentare ma restando nella “parafrasi” dei brani originali, cercando di rispettarli il più’ possibile. Questo album inoltre è volutamente limitato al formato CD (o digitale con grafiche) solo sul mio negozio Bandcamp, poiché le grafiche sono importantissime : la musica e le immagini sono state create in simbiosi, ho voluto che per ogni brano (tranne Voci Notturne) ci fosse un’illustrazione dedicata. L’artista Maira Pedroni con la quale ho collaborato (autrice di tutte le grafiche e della copertina) è stata davvero perfetta.
· Veniamo quindi all’ultimo album: chi aveva apprezzato i tuoi viaggi cosmici di “Fistful of Planets” (Vol. 1 e Pt. II), avrà notato che “Looking back moving forward” si spinge verso una dimensione più terrena in cui sogno e realtà si amalgamano in un’evoluzione intrigante. Ci parli di come è nata l’idea dell’opera ed in che modo si è sviluppata?
Come sempre accade nel mio caso, tutto nasce dalla pura ispirazione…da “voci” che echeggiano nella mia mente e ripetono gli stessi concetti. Dieci anni fa era la similitudine dei pianeti e di un viaggio cosmico, questa volta è l’eco di questi pianeti stessi che risuona nella mente dell’essere umano. Da li’ ho sviluppato le diverse idee compositive in maniera libera ed il “disegno” del concept si è poi formato da solo.

· Quattordici brani ed oltre un’ora di musica non sono pochi, ma tu riesci a calamitare l’interesse in chi ascolta grazie ad una sequenza suggestiva in cui gli arrangiamenti spaziano tra musica classica, elettronica e psichedelica, sempre eleganti. C’è un fil rouge che accomuna questi brani?
Si e no: diciamo che avendo composto e registrato tutto l’album tra il 2024 e il 2025, ho cercato di mantenere un’uniformità sonora che potesse dettare lo stile generale dell’album, ma alcune composizioni sono state completate più tardi, altre sono nate dalla voglia di riprendere alcune melodie degli scorsi “Fistful” e rielaborarle come un eco del passato … da li’ il titolo dell’album. Si può dire che il vero “fil rouge” è proprio il titolo, guardare indietro e muoversi in avanti, ovvero non dimenticare il proprio passato, elaborarlo imparando dagli errori ed avanzare con una nuova coscienza e una nuova e più sublimata versione di noi stessi.
· Parlaci della sezione “The Dreamcore Bubble”, l’universo strumentale che domina la seconda parte dell’album. Come nasce questo concept surreale e meditativo?
Avevo da tempo voglia di comporre brani strumentali che potessero essere come una sorta di “colonna sonora dei pensieri”, che accompagnassero l’ascoltatore in diversi momenti della giornata (in viaggio, in un momento di relax e distacco dalla realtà, prima di addormentarsi…) : ho lavorato moltissimo per creare degli arrangiamenti evocativi con suoni che ricordassero l’infanzia, o che facessero pensare ad uno spazio sperduto o ancora a un mondo fantastico sott’acqua. Tengo moltissimo a questa “bolla onirica” perché credo nel potere della musica di farci sognare e darci uno spazio nuovo in cui poter pensare, riflettere, lasciarsi andare e … sentire. Questo mondo cosi’ frenetico ci fa perdere la voglia di soffermarci e prendere tempo per noi, con questa musica vorrei provare a dire a tutti “fermatevi, perché l’intuizione e l’idea che state cercando è già nella vostra mente, ma forse non le date spazio per crescere e manifestarsi”.
· L’unico brano cantato in lingua italiana “Al di là delle idee” fa innamorare sin da subito per l’impronta mediterranea, la melodia evocativa e l’espressività vocale. Ne hai tratto anche un bel video! Ho trovato in questo pezzo un appeal quasi da colonna sonora, che ne pensi?
Grazie per queste parole. E’ un brano a cui tengo moltissimo perché è nato in un momento difficile della mia vita, quasi per caso, ho semplicemente iniziato a scrivere e la canzone è “uscita” come un fiume in piena. Nella melodia e nei suoni si può probabilmente notare il mio amore per le ballate del rock progressivo italiano. Per quanto riguarda l’appeal da colonna sonora, non è volontario, ma potrebbe essere dato dal fatto che negli ultimi anni mi sono occupata di colonne sonore e affini …
· La tua espressione artistica si concretizza attraverso molteplici attività ed esperienze creative: come riesci a conciliarle?
A dire il vero non è facile ! Mi sento talmente eclettica e attirata da diverse forme d’arte e diversi stili di espressione che sovente il mio cervello è come un vulcano che non riesce a contenersi ! Ho il continuo istinto di sperimentare, imparare e scoprire lati per me ancora sconosciuti della musica e di arti affini. Da ciò nasce una costante sensazione di instabilità e voglia di muovermi e cambiare luogo. Con la maturità ho imparato a gestirla, ma sono sempre in corsa contro il tempo perché le idee bussano alla porta della mente e vogliono farsi ascoltare, sempre e comunque!
· Le tue doti di polistrumentista emergono alla grande in questo disco dove oltre alle amate tastiere ti cimenti anche con rari cordofoni e fiati, ma in “Looking back moving forward”, ti accompagnano anche altri valenti musicisti. Ce li vuoi presentare?
Certo. In principio era mia intenzione produrre questo album completamente da sola, per motivi di logistica e di fluidità di lavoro, ma poi mi sono resa conto che alcuni “tocchi” sapienti di musicisti con cui ho lavorato bene sarebbero stati necessari e avrebbero arricchito il mio lavoro. Mattias Olsson (batterista de Il Tempio delle Clessidre, Anglagard e altri innumerevoli progetti) ha suonato in due brani, Barbara Rubin ha inserito la sua bellissima viola e cantato il ritornello nella title track dell’album, Giacomo Castellano (produttore del primo Fistful of Planets part 1 e chitarrista di altissimo livello e fama) ha co prodotto e suonato in un brano, che è poi una cover di Frank Zappa.


· Hai intenzione di sviluppare un progetto interessante come l’elettronico “arpMANIA” o sintetico / folk di “Edoardo II” realizzato in collaborazione con Samael von Martin. Riproporrai queste sonorità in futuro?
Grazie per trovare questo tipo di produzioni interessanti! Dunque, dal 2023 mi sono dedicata allo studio e alla produzione di musica elettronica, perché sebbene il mio genere preferito sia il rock progressivo o la musica acustica in generale, ho sempre apprezzato la creatività dell’elettronica e dei suoi derivati. In occasione della collaborazione con Samael per il progetto Albus Diabolus, ho dovuto approfondire ed ampliare le mie conoscenze negli arrangiamenti elettronici a tutto tondo, quindi anche per quanto riguarda sezione ritmica, bassi, effetti. Da li’ è partita la mia personale ricerca sonora e questi sono due esperimenti che sicuramente avranno un seguito, anche se è un genere per me “secondario”.
· Ci sono progetti futuri per Il Tempio delle clessidre? Avremo l’opportunità di ascoltare qualcosa di nuovo da questa mitica band, che è divenuta uno degli emblemi del prog nostrano e di cui sei colonna portante?
Dopo il mio viaggio in Giappone e gli incontri con i fan e gli appassionati nei più famosi negozi di dischi progressive a Tokyo è riemersa una profonda nostalgia (che non si era mai estinta, a dire il vero) per il palco, la band e tutto ciò che la mia creatura Il Tempio delle clessidre rappresenta per me. Come probabilmente sapete o potete immaginare questo progetto si è fermato per motivi di logistica, impegni di vita e difficoltà di gestire a distanza un gruppo che nasce nella sala prove con l’incontro personale.
A distanza di anni pero’ sto cominciando a sentire una sorta di “urgenza” di tornare ad esprimere questo lato della personalità artistica, e so di non essere l’unica a pensarla cosi’, quindi…se ne sta discutendo con i compagni di gruppo, non so se e cosa ne uscirà, le difficoltà sono presenti ma l’istinto sta alzando la propria voce. Non so se il pubblico potrebbe essere interessato a un eventuale ritorno del Tempio, sarebbe bello poter ricevere pareri e consigli in merito 🙂
· Cosa prevede invece il tuo percorso solista?
In quanto solista, continuo il mio lavoro principale (quello che mi permette di sopravvivere nella vita “materiale”) di musicista di piano bar e DJ nella stagione estiva. E’ un lavoro molto stancante perché costante nel tempo e spesso non trovo le energie da dedicare alle mie produzioni nel poco tempo libero, ma la mia mente è piena di idee, dall’esplorazione della musica legata al cervello (musica per ipnosi, rilassamento e immaginazione etc). Porterò avanti alcune collaborazioni a cui tengo (Mater a Clivis Imperat, Albus Diabolus, Barbara Rubin con la quale stiamo lavorando a un progetto piuttosto ambizioso) … insomma c’è già parecchia carne al fuoco per questo 2026 !
· Per quanto concerne l’attività live? Ti vedremo a breve su qualche palcoscenico o anche raduni prog come solista o in gruppo?
Ebbene si’ !! Sarò’ sul palco del Veruno ProgFest il 5 Settembre insieme ai Samurai of Prog ! Canterò in veste di ospite (e loro collaboratrice in molteplici brani) il mio brano “Washing the clouds” nella versione arrangiata da loro (presente nel mio album “Devoiler”). Se il lavoro me lo permetterà, potrebbe essere che partecipi a qualche altro evento live, lo spero vivamente. Il palco e la condivisione della musica dal vivo con il pubblico è troppo importante, specialmente in quest’epoca storica in cui la musica sta subendo una rivoluzione a causa dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale.
· Il prog sta senza dubbio tornando ad essere protagonista della scena rock internazionale, c’è fermento e ho belle sensazioni: vedo convergere verso il genere tanti giovani musicisti. C’è però una considerazione: negli anni ’70 la tecnologia fu motivante per il prog…ma adesso? Come vedi la pervasività dell’AI in ambito artistico e soprattutto in una musicalità così creativa? Temi che per questa avanguardia l’eccessiva tecnologia sia un limite allo slancio o addirittura un disincentivo?
Credo che, come ho accennato prima, sia in corso una vera e propria rivoluzione (un po’ come la rivoluzione industriale o l’avvento di internet) che sta portando inesorabilmente a grossi cambiamenti in molti ambiti, non solo artistici, e che cambierà il modo di lavorare e fare arte. Per quanto riguarda la musica, soprattutto nel campo delle possibilità di creare e ottenere delle produzioni finite e pronte, c’è un grosso passo in avanti. Ma come spesso accade in questo tipo di situazioni, il troppo potere può’ portare a dispersione e sovraccarico di proposte, magari con la perdita dell’originalità e dello stile che nei decenni passati era uno dei punti principali della proposta musicale. Non dico che l’AI sia totalmente negativa, dipende come viene usata. Io stessa sto cercando di imparare come integrarla nella produzione musicale altrimenti resterei indietro e non potrei competere con le nuove condizioni di produzione e creazione musicale. Ma parallelamente cerco di dirigermi sempre di più verso l’aspetto “vivo”, nudo e crudo della musica, il live, la musica intuitiva, il suonare strumenti acustici e fare la differenza ancora di più’ per contrastare tutto ciò’ che è artificiale. Vedo che nelle uscite di album di alcune pop star importanti c’è questa scelta (ad esempio artiste come Rosalia e Raye) e ciò’ mi dà speranza. La tecnologia ha sempre fatto inesorabilmente avanzare l’essere umano, ma al contempo lo ha ristretto in ciò’ che dovrebbe essere alla base dell’espressione, ovvero l’ispirazione cosmica e l’intuizione pura a se stessa.
· Grazie per averci regalato con le tue parole, le tante emozioni di questo universo musicale così raffinato ed eclettico, a presto.
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Grazie a te Carlo per questo spazio e grazie ai lettori di Vero Rock per interessarsi agli artisti e per avere la curiosità di leggere cosa sta dietro alla nostra musica. Un abbraccio a tutti !
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