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Album 2021 Recensioni SOMMARIO

KORMAK – Apocryphal (2021)

GRUPPO: KormaK

TITOLO: Apocryphal

ANNO: 2021

ETICHETTA: Nova Era Records

GENERE: Death / Folk Metal

VOTO: 8/10

PAESE: Italia

Da sempre, il secondo disco in studio di qualsivoglia band costituisce un vero e proprio banco di prova nell’economia e negli sviluppi di ciascuna rispettiva proposta musicale: a volte, infatti, ne sancisce una riconferma o un’evoluzione dagli esordi, altre volte, invece, un passo falso o una battuta d’arresto. Quest’oggi siamo di fronte ad una band alquanto interessante e originale, nel suo genere, entrata da pochi mesi nella già ricca e variegata scuderia Rock On Agency, che si riconferma ancora una volta una vera e propria “fucina” di giovani talenti provenienti non solo dal nostro Belpaese ma da tutto il globo terrestre! Il quintetto in esame, attivo dal 2017, proviene dalla scena underground barese, con un sound in bilico tra il death metal di matrice melodica (Amon Amarth, Arch Enemy e Arkona, solo per citare i nomi più rinomati – n. d. r.) e interludi e parti prettamente folk. Insomma, già da queste prime battute si può evincere chiaramente la natura eterogenea e complessa della loro proposta, strada certamente non nuova ma che forse oggi, più di altri ambiti ultrablasonati, ha ancora qualcosa da raccontare.

Dal 2018 ad oggi, la band pugliese ha avuto un’escalation a dir poco invidiabile, totalizzando ben due tour per un totale di circa sessanta date a livello europeo, a supporto del loro debutto discografico ‘Faerenus’, uscito per la Rockshots Records esattamente tre anni fa. Dagli esordi recenti, nonostante la durata della pandemia da più di un anno e mezzo, il gruppo si è fatto conoscere anche in sede live, con ottimi riscontri da parte di critica e pubblico, condividendo il palco con act storici del calibro di Domine, Elvenking, Windrose, MaterDea, Furor Gallico, Finntroll e Dalriada, nonché degli olandesi Heidevolk, che hanno affiancato per le loro date italiane nel 2019. Anche a livello europeo, i nostri si sono letteralmente “fatti le ossa”, esibendosi nel secondo tour in diverse importanti realtà europee, quali Francia, Germania, Rep. Ceca, Polonia, ecc. Nonostante la loro fisionomia di matrice internazionale, sia per il genere proposto che per i testi in inglese, i cinque ragazzi di Bari non disdegnano né dimenticano le loro radici del sud Italia, a riprova della loro rivisitazione del classico “Brigante se More”, brano della tradizione popolare reinterpretato da Eugenio Bennato nella versione più conosciuta.

Come per altre giovani realtà nostrane, il lockdown non è stato vissuto in modo del tutto negativo, bensì a riservato momento di riflessione e di maggior tempo da dedicare a nuove composizioni in vista del sequel del loro primo full lenght. Oltre alla definizione dei tredici brani che costituiscono questo nuovo lavoro, i nostri hanno stretto un deal discografico con la Nova Era Records, di cui il singolo “Jinn” è stato un assaggio di quello che ci saremmo aspettati da questo ritorno sulle scene!

Rispetto al loro debut album, a parere del sottoscritto, si percepisce una crescita e maturazione complessiva, sia a livello di arrangiamenti e sia nella cura delle liriche e degli aspetti legati anche alle scelte grafiche e d’immagine, aspetti per nulla scontati e marginali in un mondo come quello odierno dove, aimè, “l’abito spesso fa anche il monaco”!

Riferendoci ora, nello specifico, a questo nuovo ‘Apocryphal’, siamo di fronte a un vero e proprio concept album, composto da ben 13 tracce che narra le vicende bibliche di Lilith, prima donna creata nonché prima ribelle della storia. La storia viene rivelata attraverso una duplice veste: da un lato l’aspetto prettamente umano della protagonista, mostrandoci gli stati d’animo combattuti di questa eroina, dall’altro racconta le principali vicende storiche che la vedono coinvolta, dalla sottomissione imposta da Dio alla sua graduale rivalsa.

Queste tematiche, seppur riferite a vicende storiche, vengono affrontate in una veste moderna, evidenziandone i forti parallelismi, attraverso le differenze e analogie presenti, con la figura della donna contemporanea, in parte emancipata rispetto ai secoli biu ma ancora vittima spesso di pregiudizi e luoghi comuni da parte della collettività. L’intero album si dispiega attraverso l’utilizzo ricercato di forti contrasti tra il cupo/melodrammatico e parti maggiormente arrembanti, caratterizzate da riff melodici e taglienti, attraverso proprio la giustapposizione di parti folk e introspettive con altre contraddistinte da sfuriate ritmiche veloci, screaming e riff sostenuti!

L’incipit iniziale è affidato all’oscura e ipnotica “Lilith”, con atmosfere angoscianti scandite da un gong in lontananza, su cui si staglia una voce quasi sussurrata con un canto latino, ad introdurre questa storia avvincente. Si passa così al primo vero e proprio sussulto, con la titletrack “Apocryphal”, scandita sin da principio dallo screaming di Zaira, supportata dal muro sonoro delle due sei corde, che si alternano tra riff serrati ed arrangiamenti dallo spiccato gusto melodico; non da meno anche la sezione ritmica, ed in particolare il drumming di Dario Stella, capace di destreggiarsi tra tempi dispari e parti di doppia cassa che non lasciano nessun prigioniero! Da sottolineare il passaggio ben riuscito tra la prima parte del brano e quella finale, caratterizzato da un’interludio acustico breve ma che ben si amalgama all’intera composizione, evitando qualsivoglia ripetitività. Con “Black Wings”, introdotta da un ritmo serrato accompagnato da un solo di flauto, passiamo invece su un registro lirico alternato, con passaggi da una voce sinfonica, quasi soprano di ascendenza Nightwish a parti in screaming tipiche del death. Anche in questo caso la scia finale del brano è contraddistinta da un sublime intreccio di chitarra acustica prima di tornare sui binali iniziali.

“Final Pledge” è scandita da un riff e da una melodia sorretta sempre dal flauto, dove la nostra Zaira de Candia si alterna magistralmente tra parti pulite ed altre urlate, quasi a rivelare le due anime della protagonista di questo concept, combattuta tra sottomissione e senso di rivalsa! Merita un apprezzamento ulteriore anche la cura degli arrangiamenti, mai scontati che denotano una buona padronanza tecnica di tutti i musicisti presenti. Un dolce suono di flauto introduce “Mater Dea”, un mid-tempo dal gusto folk-epic, con passaggi acustici dove alla sei corde arpeggiate fa da contocanto la voce profonda di Zaira, bravissima a passare con una semplicità disarmante su vari registri canori: e infatti, anche in questo caso, il mutamento di stile tra parti lente e acustiche ad altre veloci ed elettriche risulta quasi naturale, merito certamente della bravura compositiva ed esecutiva dei nostri! Il brano termina, così come era iniziato, con il flauto di Zaira a guidare l’ensemble prima di un rush serrato sul finale.

Passiamo così a “Jinn”, primo singolo uscito ad anticipare l’album, di cui è stato girato un videoclip che racconta le vicende di passione di Lilith, combattuta tra fede e amore terreno: siamo di fronte ad un brano che ben sintetizza tutte le peculiarità della band, esaltandone le qualità di ciascun componente, soprattutto nel consueto interludio acustico chitarre/flauto, quasi una sorta di trade d’union sempre presente ad amalgamare e legare inizio e fine delle composizioni.

Un rullo di tamburi ed un arrangiamento acustico ci introducono alla seguente “The Ritual Of Coven”, anch’essa caratterizzata da un ritmo tipico del folk metal con voce classica, alternata a parti prettamente melodic death, senza soluzione di continuità. “Apogeo” è, invece, un interludio acustico strumentale, dal sapore molto progressivo con rimandi quasi celtici, con atmosfere tra il pagano e lo psichedelico. Con “The First Fratricide” veniamo rapiti da un vortices folk/death, dove ancora una volta la voce e le chitarre svettano incontrastate sopra il muro sonoro supportato dalla sezione ritmica composta da Dario Stella (batteria) e Marco Papalo (basso). Unica cosa che mi viene da notare, questo è uno dei pochi brani dove manca una sezione acustica di passaggio, che invece apre la successiva “14.11-15”, brano anch’esso caratterizzato da cambi di tempo e di registro canoro clean/screaming, con inserimenti di flauto ad esaltare l’intera composizione che termina qui con un intreccio di doppia chitarra in veste acustica.

Ci avviciniamo così verso la fine di questo viaggio tra il sacro ed il profano che contraddistingue le vicende di Lilith, con “Utopia”, che mantiene il registro stilistico secondo i binari sin qui percorsi dal quintetto barese: parti in crescendo fino a sfociare in un bagno melodic death, per poi virare verso lidi folk prima di terminare nuovamente in elettrico. “Ouroboros”, inizia con atmosfere quasi eteree, dove all’incipit lento della chitarra arpeggiata risponde un’ispirata voce, mentre si dipana successivamente nella classica metal song con alternanze canore e di ritmo, sempre però con cambi di tempo mai bruschi ed eccessivi, contraddistinta bensì da una fluidità d’insieme che rende il tutto gradevole ed avvincente! Il disco si conclude, così com’era iniziato, ma all’incontrario, come è evidente già dal titolo “Htilil” (ovvero “Lilith” al contrario – n. d. r.), con un breve outro dalle tinte cupe e tenebrose, dove all’ansimante voce della protagonista, fa da eco un motivo fischiato con un pathos tenebroso che si scaglia sull’urlo finale, che cala definitivamente il sipario su questa storia dalle tinte chiaroscure.

In sintesi, un secondo album che ci conferma tutte le qualità espresse dai Kormak sin dagli esordi, oggi manifestate con maggiore maturità tecnica e compositiva, merito certamente della “gavetta” doverosa che anche i nostri hanno affrontato partendo dai piccoli club dell’hinterland barese, fino ai tour europei con act di livello internazionale. Un disco che ho veramente gradito, dalla prima all’ultima composizione, pur non essendo di mio un appassionato del genere, ma pur sempre un estimatore dei prodotti di qualità come il suddetto, con gran merito certamente sia della Nova Era Records che della Rock On Agency per aver puntato su questi cinque ragazzi che certamente potranno solo che migliorare nei prossimi anni in termini di popolarità e di apprezzamenti da parte del pubblico e della critica di settore!

Tracklist:

1) Lilith

2) Apocryphal

3) Black Wings

4) Final Pledge

5) Mater Dea

6) Jinn

7) The Ritual Of Coven

8) Apogeo

9) The First Fratricide

10) 14.11-15

11) Utopia

12) Ouroboros

13) Htilil

Lineup:

Zaira de Candia: Voce e Flauto

Alessandro Dionisio: Chitarra

Domenico Devito: Chitarra

Marco Papalo: Basso

Dario Stella: Batteria

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