

Anno 2026 – Voto: 7/10 *
Sono passati ormai più di vent’anni dalla controversa separazione fra la soprano Tarja Turunen e la famosa band finlandese dei Nightwish. Tarja (d’ora in poi la chiameremo solo così), che aveva contribuito a far conoscere il genere Symphonic Metal nel mondo e vera star nell’universo rock internazionale, si vide recapitare una lettera a firma del leader dei Nightwish, Thuomas Holopainen e sottoscritta da tutti gli altri membri della band, in cui veniva ufficialmente buttata fuori dal gruppo. Tutto ciò subito dopo il celebre concerto all’Hartwall Arena di Helsinki, immortalato nel DVD live “End of an era”, diventato pietra miliare per gli amanti del genere.
Negli anni Tarja ha cominciato una carriera solista che l’ha vista collaborare con innumerevoli artisti e pubblicare un discreto numero di album. “Frissor Noir” è il suo decimo full length solista e sesto album “rock” dopo l’ottimo “In The Raw” (2017) , poiché altri suoi lavori sono orientati verso la musica classica, canti natalizi ed altro. “Frisson Noir”, dal francese “brivido nero” è nelle intenzioni l’album più heavy della cantante finlandese per la cui realizzazione ha chiamato a sé numerosi ospiti, non solo dal mondo del rock, ma anche dalla musica classica, vista l’imponente presenza della Budapest Art Orchestra e Budapest Art Choir. Nel complesso l’ibridazione fra metal e pomposità orchestrale porta come risultato il tipico Symphonic Metal, quello inaugurato dai Nightwish e mai ripudiato, per la gioia dei tanti fan che hanno continuato a seguirla con devozione.
Il pezzo di apertura e title-track “Frisson Noir” non lascia dubbi. Dopo una breve intro con un piano ed un crescendo d’archi, esplode la furia metal. Il brano è un invito a vivere il brivido della musica, la voce da soprano crea sempre un bel contrasto con le parti strumentali davvero dure e trascinanti. In coda il pezzo indulge con stacchi di batteria e suoni orchestrali e ci sembra di rivivere i momenti in cui Tarja collaborava con il batterista americano Mike Terrana, quando nei live set i brani si coloravano di heavy metal con una batteria che aveva davvero dell’incredibile. In “The Eternal Return” il ritmo sembra non darci tregua, fino a che, ad un certo punto la batteria si ferma ed abbiamo un intervallo dove un pianoforte classico ed un canto soave ci fanno riprendere fiato, almeno fino alla nuova cavalcata elettrica . La musica stessa sembra un commento sonoro al tema nietzschiano dell’eterno ritorno. Il contrasto fra musica classica e rock duro, i due mondi di Tarja che si ripresenteranno spesso all’interno dell’album, sono in questo brano più che evidenti.
Ma veniamo alla prima grande sorpresa , che ci viene offerta da “Leap of faith”. Nel brano, accanto alla voce di Tarja, troviamo quella di Marko Hietala, anche lui ex Nightwish e co-firmatario della lettera che ufficializzava la cacciata della cantante dalla band. Ma, a dirla tutta, i due artisti si erano riconciliati già da tempo, tanto da fare un tour insieme chiamato “Living the dream together” nel 2024. Il brano, che offre una melodia molto bella ed una fusione ottimamente riuscita fra le due voci, è una canzone che parla di una fiducia rirtovata nell’altro e non può non emozionare conoscendo la storia personale che lega i due artisti.

Con “At Sea” arriviamo al vero cuore dell’album. Una suite di oltre dieci minuti che fonde gli universi sonori della soprano finlandese. L’apertura del brano è pura musica classica con un pianoforte che esegue un tema drammatico raggiunto da un violino che ne stempera i toni. Il mare è la metafora della vita, delle tempeste che s’incontrano quando la si attraversa, non è un luogo sicuro, ma un luogo da conoscere. Ad accompagnare Tarja e la sua band c’è, come si è detto, la Budapest Art Orchestra ed il Budapest Art Choir oltre le voci ospiti di Mervi Myllyoja e Niklas Pokki. Molti i richiami ai Nightwish ed alla musica progressive in questa traccia fortemente evocativa dove Tarja raggiunge uno dei vertici della sua arte. Ma il proseguimento della tracklist non assicura la stessa intensità e quindi dopo un po’ assistiamo a qualche calo di tono nella pur piacevole “Balze Forever” che mantiene un piglio heavy che sicuramente troverà la sua dimensione migliore nei live.
Un altro brano davvero singolare è dato da “The Trace Outlive” la cui particolarità sta nella scelta dell’ospite: Sayo Kamada, musicista esperta nello shimsen, uno strumento a tre corde tipico della tradizione giapponese. Tale scelta, anziché creare un effetto esotico, dà una connotazione particolare al brano, poiché viene suonato ritmicamente in modo da fondersi con il metal sinfonico qui proposto. Anche “The Trace Outlives” è da cosiderarsi fra i pezzi più intensi e significativi di “Frisson Noire”, oltre ad essere un brano melodicamente molto interessante, ha un testo davvero profondo che fa riferimento agli “evaporati” (dal giapponese i Johatsu) persone che decidono di scomparire dalla società per costruire un esistenza completamente nuova altrove, in completo anonimato.
Tematiche meno devastanti e più sensuali nel brano seguente “Tango”, che vede come ospiti i violoncelli dei conterranei Apocalyptica, che accompagno la voce di Tarja con degli eleganti contrappunti. “Anemoia” è il momento meno heavy dell’album , con quelle chitarre flamenco che raccontano un sentimento malinconico. Anemoia è una parola inglese che indica la nostalgia per un tempo ed un luogo in cui non si è mai vissuto, un ideale di vita che esiste solo nei nostri sogni e nella nostra immaginazione. Gli ospiti danno un gusto particolare al brano: la chitarra flamenca di Julián Bedmar ed il violoncello di Walter Freitas. “I Don’t Care” ha un ospite di eccezione: Dani Filth, la voce dei Cradle of Filth, ma nonostante le buone intenzioni la fusione fra le due voci non convince del tutto ed anche il brano, dal punto di vista compositivo, non appare fra le cose più interessanti del repertorio di Tarja. La non facile chiusura è affidata a “Against the Odds” con la partecipazione di Chad Smith, celebre batterista dei Red Hot Chili Peppers che aveva già collaborato con Tarja in passato. Il brano contiene un messaggio di speranza di chi vuole guardare avanti nonostante tutte le difficoltà vissute.
Tarja è ancora quella ragazza che “cammina da sola”, anche ora che è una donna con una grande carriera alle spalle ed un grande presente, con lo stesso desidero e determinazione che l’hanno contraddistinta. “Frisson Noire” è un album molto convincente come sonorità e tematiche nonostante alcuni brani non proprio a fuoco, e per l’intensità di alcuni brani in esso contenuto ne consiglio l’ascolto.
Mentre scrivo questa recensione vengo a sapere della scomparsa prematura del bassista Kevin Chown, collaboratore di Tarja da lunghi anni e musicista incredibile che ha suonato anche in quest’album.
Dedico questi miei scritti alla sua memoria ed alle meravigliose esperienze sonore che ci ha donato.
Formazione principale dell’album – Tarja Turunen: voce, pianoforte; Alex Scholpp: chitarre; Kevin Chown: basso • Christian Kretschmar: tastiere e orchestrazioni; Max Lilja: violoncello.
SCHEDA *
ARTISTA: Tarja Turunen
TITOLO: “Frisson Noire”
ANNO: 2026
ETICHETTA: Ear
GENERE: Symphonic Metal
VOTO: 7/10
PAESE: Finlandia
Tracklist
1) Frisson Noir
2.) The Eternal Return
3) Leap of Faith (feat. Marko Hietala)
4) At Sea (feat. Mervi Myllyoja & Niklas Pokki)
5) Blaze Forever
6) The Trace Outlives (feat. Sayo Komada)
7) Tango (feat. Apocalyptica)
8) Anemoia (feat. Julián Bedmar & Valter Freitas)
9) I Don’t Care (feat. Dani Filth)
10) Against the Odds (feat. Chad Smith)

