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Album 2020 Recensioni SOMMARIO

RÏCÏNN – Nereïd

GRUPPO: Rïcïnn

TITOLO: Nereïd

ANNO: 2020

ETICHETTA: Blood Moon

GENERE: Avant-garde

VOTO: 8/10

PAESE: Francia

Nereïd è il secondo lavoro solista di Laure Le Prunenec, straordinaria artista e cantante francese rilasciato ad Ottobre 2020 sotto l’etichetta Blood Music. Nell’ultimo decennio le performance di Laure hanno riguardato, tra le altre cose, lo sviluppo musicale breakcore e sperimentale di Igorrr, il concept gothic degli Öxxö Xööx (da cui è stata mutuata la costruzione lessicale del linguaggio non convenzionale di Laure), le ambientazioni prog/trip Hop dei Corpo-Mente, e due album da solista pubblicati con il nome Rïcïnn, con il primo lavoro Lïan datato 2016 (altrettanto notevole, con citazioni che vanno dal mito di Orfeo al lamento di Didone di Purcell e la sua musica barocca). Senza dubbio il lavoro solista con lo pseudonimo di Rïcïnn rappresenta il punto di vista più introspettivo ed intimista di Laure.

Il titolo dell’album rimanda ovviamente alle Nereidi, le Ninfe del mare che formano il corteo di Poseidone, ed è esattamente questo: un’esplorazione negli abissi del mondo e dell’animo umano, con le sue sfaccettature, nelle diverse condizioni di luce e di oscurità che ci accompagnano nella nostra vita. L’album, nonostante le numerose stratificazioni (per cui necessita di alcuni ascolti ripetuti per essere metabolizzato ed apprezzato al massimo) è guidato essenzialmente dalle linee vocali e corali, dal violino di Raphaël Verguin e dai ritmi tribali della batteria di Sylvain Bouvier.

Il disco si apre con la breve intro “Zéro”, formata da soli cori stratificati registrati nella cappella di St. Paul, a rappresentare le moltitudini del nostro mondo e della nostra anima umana, le differenti sfumature delle emozioni umane e la condizione dicotomica ed apparentemente inconciliabile tra la gioia di essere vivi e la sensazione di freddo e di morte di un mondo che va dritto verso l’autodistruzione. Il coro sfocia in “Doris” (la madre delle Nereidi), dove vengono introdotti la sontuosa batteria di Sylvain Bouvier (con tempi ed intensità da ritmo tribale che contrasta meravigliosamente con i cori nella parte centrale del brano) prima che sample presi dalla natura e le ultime grida del regno vegetale/animale segnalino le ferite (mortali?) inferte al nostro pianeta. La title track “Nereïd” è particolarmente stratificata, tra cori vocali maschili e femminili, l’ottimo lavoro al violino di Raphaël Verguin, prima che le chitarre e la batteria intervengano a creare lo scenario completo in un crescendo che oscilla tra la ritmicità di un canto gregoriano e i battiti accelerati di una creatura impaurita.

“Missäe”, vista nella prospettiva di un’opera funeraria, è in qualche modo associabile ad una cabaletta, rallenta i tempi rispetto ad un’aria, e ci riporta in uno stato più meditativo e introspettivo, concluso dalle note cupe di un organo.

“Artäe” è l’agonia del nostro pianeta terra, e al contempo il ricordo che la vita è governata dalla finitezza, dalla mortalità. Un meraviglioso lamento iniziale del violino di Verguin viene presto sostituito da una chitarra classica che richiama la vecchia lira greca. “𝑫𝑨 𝑫𝑶𝑹𝑰 / 𝑰𝑨 𝑫𝑨𝑬 𝑫𝑰𝑽𝑰 𝑬𝑽𝑰𝑳𝑨 𝑽𝑬𝑨” canta Laure (trad. “une lumiere dorée / En plein jour mes divinités et mes démons”), nel linguaggio inventato che costituisce i suoi lavori (soluzione simile è utilizzata nel progetto Öxxö Xööx, nella cui pagina web è disponibile il vocabolario utilizzato e relativa traduzione concettuale in inglese; si tratta di un lavoro simile a quello fatto dai Magma o, più recentemente, nell’ethereal wave dai Cocteau Twins. Per chiunque fosse interessato ad approcciare in profondità l’opera sono comunque consigliati alcuni ascolti preliminari che seguono lo sviluppo vocale e corale da un punto di vista emozionale più che di comprensione testuale). Le linee vocali si susseguono in mille modi diversi: stirate, pulite, sussurrate, parlate, combinate.

“Ëön” fa da spartiacque del disco, con atmosfere meditative, e ci conduce dalla prospettiva uomo/natura verso quelle che sono le emozioni e i vissuti puramente umani. “Psamatäe”, che concettualmente rimanda a un altro mito Greco, è costruito sulla base di splendidi Synth anni 80, suoni gotici, ed affronta l’emozione e il tema del desiderio che consuma. Dalle paludi della frustrazione, paura, mancato riconoscimento del vero io emerge una nera, vulnerabile, creatura, che ha necessità di sopravvivere, scappare da una realtà fatta di menzogne, sfuggente. Una creatura che vive nelle profondità di ognuna delle nostre anime.

“J-c” è la track più ariosa. Nel fondo della nostra anima il più vulnerabile e più puro dei sentimenti ed emozioni è il sentirsi innamorati. Tra archi, calore, melodie midi 8bit e richiami agli anni 80 c’è il ricordo dei primi amori adolescenziali.

“Thaliäe”, come da titolo, richiama la musa Talia, colei che presiede alla commedia e alla poesia bucolica, nonché la madre dei Coribanti, sacerdoti della dea Cibele che inventò il tamburo a cornice creando una musica basata sul ritmo ossessivo che doveva servire per curare l’epilessia e sconfiggere la malinconia di Giove. La musica come balsamo, cura della nostra anima. “Ele”, nella sua costruzione, non sfigurerebbe come colonna sonora di un film. Concettualmente, rappresenta l’omaggio e il ricordo dell’infanzia, nella nostra vulnerabilità, ingenuità, e senza che il mondo ci abbia ancora corrotto.

Veniamo quindi catapultati in “Söre”, la cui assonanza con Sorrow ci fa comprendere che abbiamo a che fare con il dolore, l’emozione principale della nostra crescita e sviluppo personale come esseri umani. La traccia, pur concentrata in poco più di 3 minuti, è favolosa (sviluppata ed eseguita con Gautier Serre / Igorrr), tra linee vocali malinconiche sovrapposte, sample di elettronica, deliziosi inserti di violino ed uno straordinario lavoro alla batteria di Sylvain Bouvier.

Si chiude l’intenso viaggio emozionale (la durata complessiva del disco è di “soli” 41 minuti ma vista l’intensità del sottostante e la necessità di una totale attenzione dell’ascoltatore assolutamente soddisfacente) con “Erani”, una traccia delicata in cui Laure ci suggerisce di respirare, e di come in fondo, al funerale del mondo che stiamo assistendo, ci sia ancora l’amore. La possibilità che, per quanto scure, contorte e sconcertanti siano diventate le strade che abbiamo intrapreso, possiamo intervenire e condizionare le vite delle persone con cui ci relazioniamo. Alcune volte, purtroppo, in peggio. Altre, fortunatamente, in meglio.

C’è un rifugio in questa tempesta. E questo rifugio siamo noi.

Come individui singoli. Ma soprattutto, nella prospettiva comune, come specie.

Nessuno si salva da solo.

Tracklist:

01) Zéro
02) Doris (feat. Travis Ryan)
03) Nereïd
04) Missäe
05) Artäe
06) Ëön
07) Psamatäe
08) J-C
09) Thaliäe
10) Ele
11) Söre
12) Erani

Line up:

Laure Le Prunenec: Lead Vocals & Composition

Laurent Lunoir: Guitar

Raphael Verguin: Cello

Sylvain Bouvier: Drums

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