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ARTISTA: ANDREA GIORDANO

TITOLO: The Silence

ANNO: 2021

ETICHETTA: autoproduzione

GENERE: horror soundtrack / atmosphere

VOTO: 7,5/10

PAESE: Italia

Sembra un cammino all’interno della dantesca commedia. Questa è stata la mia prima sensazione dopo aver ascoltato ‘The Silence’. Il disco in questione porta la firma di Andrea Giordano, conosciuto dai più come chitarrista della band death metal Toolbox Terror: in queste righe però andremo a parlare delle sue idee in solitaria, idee che poggiano le basi su un profondo studio della musica passato attraverso il Conservatorio Nicolò Paganini di Genova, per poi avvicinarsi anche allo studio della classica contemporanea e ai Virtual Instruments. Il mosaico musicale che si va a delineare ha una matrice diversa dal rock, dal metal, diversa perché si tratta di composizioni che hanno la forma di una colonna sonora. Ma non preoccupatevi perché le sensazioni e i colori di cui si permea questo disco rende la sua musica degna di essere scoperta e ascoltata. Parliamo di un concept forte, ambiguo e oscuro nelle note che narrano del bene e del male che accompagnano il cammino di noi esseri umani.

E il viaggio inizia.

Si comincia con “Genesis”: la sua intro crea pathos, le atmosfere sono plumbee ed il pianoforte appena accennato si scioglie in note dolci e suadenti, come a voler camminare su questo velo oscuro e misterioso, su cui si affaccia una chitarra acustica le cui note pizzicate vanno come a chiudere il cammino appena iniziato. Ma non è così, si prosegue su toni soft e oscuri, coordinate tipiche di una colonna sonora molto notturna. Il pianoforte di “Unborn” sembra scendere giù negli abissi dell’essere umano, le orchestrazioni sono essenziali dove gli archi disegnano suggestivi voli onirici perfettamente in sintonia con le atmosfere fin qui ascoltate. Con “Into the Darkness” si crea un piccolo paradosso poichè, a dispetto del titolo, sembra accendersi, nella musica, una flebile luce su di un cammino tortuoso e sofferente, dove le lacrime accompagnano i pensieri più cupi nella discesa verso il fondo dove paura e curiosità si confondono.

Ma la musica, come si sa, riesce ad essere volubile e cangiante. “Oblivion” sembra un rantolo freddo che si avvicina all’orecchio come a svegliarci dopo essere svenuti: la presenza sonora degli archi sembra rendere più pesante il cammino, i cori aprono come a dare una speranza anche se ancora non si vede uscita, ma forse ci piace così, ci piace restare lì dentro ai nostri pensieri. Infatti con “Lost Soul” vogliamo restare seduti nella nostra anima a guardare ciò che scorre e a cercare, tra un incubo e l’altro, di capire, abbiamo la voglia di scappare via fino poi a cadere di nuovo a terra stanchi e in lacrime sotto il peso dei pensieri. Ma ora i pensieri di chi scrive si vanno a focalizzare su “The Dark Half” e “Penitence”: il pathos che questi brani trasmettono è forte, vivo e va a descrivere una transizione, dove i passi dell’anima sono pesanti e dolorosi e noi ne siamo sopraffatti. Sopraffatti dalla vita, dal bene, dal male, l’unica cosa che conta è fare ammenda di ciò che è stato per espiare e lavare l’anima. Sibillino e alquanto arioso, invece, è “Daemonium”, ma che nasconde delle insidie: i cori maestosi e avvolgenti danno un sapore aspro e maligno a questo cammino e sembrano esortarci al fatto che sia meglio abbandonarsi ormai a se stessi. Ed ora, cosa succede all’atmosfera di questo disco? È di nuovo cambiata, sono variati i suoi oscuri cromatismi, ma è proprio questo il suo  carattere. Con “Laceration” ci chiediamo come sarà il cammino, e allora siamo lì che di nuovo proviamo ad alzarci dopo essere caduti ancora, e di nuovo a cercare le forze per andare oltre. Si corre per come ad allontanare il male che ci tiene prigionieri, si corre a perdifiato, nulla deve raggiungerci, nulla deve più imprigionarci, nemmeno i nostri pensieri, i fantasmi non devono più impadronirsi della mente il male deve uscire fuori ed essere esorcizzato implorando che “Deliver Us From Evil”. Alla fine sembra che il perdon,o tanto agognato, arriva con “Forgiveness”, non senza sofferenza, quella sofferenza che ci ha cambiato e trasfigurato, ma alla fine si torna a riveder le stelle anche se comunque un live manto di ombre ci coprirà sempre il cuore. E con “Libera Me” si conclude questo misterioso excursus dai lineamenti orrorifici.

Bene contro male, male contro bene: una diatriba costante dalla notte dei tempi, ma sempre con un suo equilibrio che la contraddistingue e che narra storie sempre diverse. Andrea Giordano è stato bravo e in gamba nel rappresentare questo equilibrio ed incanalarlo nei solchi di un disco che gli amanti del genere sapranno apprezzare al 100%. L’ascolto lo suggerisco anche a chi ama le sette note con connotati oscuri e intimisti, dove non c’è l’eco di parola alcuna e le emozioni vengono cavalcate solo dalla musica. Ottimo lavoro, bravo Andrea!

Tracklist:

01) Genesis

02) Unborn

03) Into The Darkness

04.) Oblivion

05.) Lost Soul

06) The Dark Half

07) Penitence

08) Daemonium

09) Laceration

10) Deliver Us From Evil

11) Forgiveness

12) Libera Me

Tracklist:

Andrea Giordano: all instruments & music

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