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Interviste SOMMARIO

MICHAEL SCHENKER (MSG): mezzo secolo d’immortalità!

Poche volte nella vita capitano occasioni nelle quali ci è possibile conoscere di persona i nostri idoli d’infanzia che per anni e anni abbiamo adorato, ascoltando i loro brani, trovandoci sempre in prima fila ai loro concerti o anche solo semplicemente rimirandone i poster nella propria cameretta di adolescenti. Ebbene si, a volte anche i sogni che sembrano essere più impossibili, o quantomeno improbabili, possono realizzarsi a dir poco inaspettatamente! Ciò è esattamente quanto accaduto al sottoscritto nel momento in cui ha ricevuto una mail per la proposta di un’intervista ad uno degli artisti con i quali è letteralmente cresciuto a pane e rock dall’età di 11 anni: stiamo parlando di un’autentica leggenda vivente che porta il nome di Michael Schenker, istrionico axeman di origine tedesca che ha fatto letteralmente sognare migliaia, se non addirittura milioni, di generazioni con i suoi riff e soli arrembanti, componendo autentiche hit immortali nei suoi trascorsi prima con gli Scorpions, poi negli UFO e successivamente con una variegata e ricca carriera da solista nelle sue più disparate incarnazioni (soprattutto con gli storici MSG, con i suoi Temple Of Rock e con i Michael Schenker Fest solo per citarne le principali).

Insomma, un’occasione a dir poco ghiotta, se non addirittura irripetibile, da far mozzare il fiato a chiunque adori e segua costantemente le gesta del biondo crinito rocker di Hannover! Non poteva esserci quindi possibilità migliore di contattarlo, seppur a distanza viste soprattutto le circostanze pandemiche, se non questa relativa all’anniversario per i suoi 50 anni di carriera coincisi con l’uscita del nuovo energico album, ‘Immortal’, in uscita a fine Gennaio per la Nuclear Blast. Tanti gli argomenti affrontati con Michael che si è rivelato estremamente cortese, simpatico ed entusiasta nel raccontarci la genesi non facile di questo ennesimo sigillo di una lunga ed invidiabile carriera nel mondo dell’hard’n’heavy di cui lui stesso è stato tra i principali artefici ai suoi albori! Un disco che vede la partecipazione di un parterre di artisti di fama internazionale della scena rock e metal (Ronnie Romero, Ralf Scheepers, Joe Lynn Turner, Derek Sherinian, Simon Phillips e Brian Tichy) ai quali si sono affiancati i suoi più fidi collaboratori storici nelle persone di Michael Voss (anche co-produttore dell’album – n. d. r.), Barry Sparks, Steve Mann e Bodo Schopf, per finire con alcuni guests d’eccezione quali Gary Barden, Robin McAuley e Doogie White, questi ultimi per l’appunto le sue voci storiche che lo hanno accompagnato nelle diverse incarnazioni del monicker. Un team del genere poteva essere coordinato e guidato solo da un autentico direttore d’orchestra come Schenker, ancora oggi appassionato del suo lavoro ed eternamente stimolato da una verve creativa sconfinata e alquanto invidiabile!

E’ stato veramente un onore per me aver potuto conversare con Michael, per circa 40 minuti, non solo di tematiche legate strettamente a questo suo ultimo lavoro discografico appena uscito, bensì anche di argomenti riferiti alla sua infanzia e alle sue prime esperienze musicali consumatesi presso uno degli storici live club di Hannover (il Leine Domizil – n. d. r.), così come alla sua prima composizione musicale, “In Search Of The Peace Of Mind”, presente in una veste inusuale su questo nuovo album! Incredibile percepire, dalle sue parole, come la passione per la musica non sia mai venuta meno in tutti queste decadi, rendendolo ancora oggi orgoglioso di quanto prodotto nel corso di mezzo secolo di carriera, pronto per nuovi stimoli e nuove avventure sempre all’insegna del rock di classe!

Si ringrazia per la collaborazione Barbara Francone della NeeCee Agency/Nuclear Blast e tutto lo staff organizzativo che ha reso possibile questa memorabile intervista!

Buon pomeriggio Michael, innanzitutto grazie per il prezioso tempo che stai per concederci, ed è un onore immense poterti intervistare, benvenuto su VeroRock.it. A proposito, visto che sono trascorsi solo pochi giorni dal tuo ultimo compleanno colgo l’occasione per farti gli auguri nuovamente! Come hai trascorso questo compleanno? Grazie mille Raffaele, apprezzo molto i tuoi auguri. Considerando le circostanze, la mia bilancia di vita è ok! Non ho festeggiato il mio compleanno quest’anno, ma l’ho trascorso come qualsiasi altro giorno, in particolare celebrando questo 50esimo anniversario di carriera da musicista professionista, che credo sia assolutamente il miglior modo per festeggiare un compleanno!

Il prossimo 29 gennaio uscirà questo fantastico nuovo disco, ‘Immortal’, che sembra veramente eccellente, l’ho apprezzato tantissimo e per me è un vero e proprio candidato per diventare una delle migliori uscite discografiche del 2021, nonostante siamo entrati nel nuovo anno solo da un paio di settimane. Quali sono le tue aspettative dall’ascolto dei fan e in generale da questa imminente? Bene, devo dire che questo nuovo disco è venuto fuori assolutamente molto meglio di come potessi veramente immaginarmi, ma preferisco incrociare le dita perché uscirà solo la prossima settimana, il 29 gennaio, quindi vedremo cosa succederà e come sarà il responso dei nostri fan! Ma, ti confesso, sono abbastanza sicuro che sarà apprezzato da molte persone, anche perché sono molto felice e orgoglioso di quest’ultimo prodotto e del lavoro che abbiamo fatto assieme a tutti i musicisti e ai membri coinvolti!

Negli ultimi tre anni, tra il 2018 e il 2021 eccetto quest’ultimo 2020, hai sempre pubblicato un disco all’anno. E’ a dir poco difficile trovare altri musicisti leggendari con una carriera così invidiabile e prolifica all’età di 66 anni! Qual’è il segreto dietro la tua passione “immortale” per la musica? Dove riesci a trovare sempre nuove energie e ispirazione ogni giorno? Non molti sanno che adoro quando mi trovo nel mio spazio intimo e circoscritto, dove posso concentrarmi suonando nuovi riff e arrangiamenti, li mi sono sentito sempre pieno di gioia per il suonare e lo scoprire un mare di cose nuove relative al mondo della musica, che è certamente la mia passione di vita! Qualche volta anche semplicemente solo buttando giù tre note assieme con le corde della chitarra. Adoro veramente suonare nella mia cosiddetta “sand box” (scatola di sabbia, letteralmente – n. d. r.), senza alcuna competizione o confronto con altri colleghi. Non cambio nulla e, al contempo, non mi aspetto niente dagli altri in generale, non cerco il successo, la fama o altro. Semplicemente mi diverto a creare ed appassionarmi giorno dopo giorno, anno dopo anno. Ed ho fatto questo per tutta la mia vita, durante la mia infanzia ho scoperto la molla della creatività e, naturalmente, come esprimere me stesso. Con una vera e propria auto estensione, ed è così che ho creato un vero e proprio trend: quando molti chitarristi degli anni ’80 copiarono il mio stile poiché non avevano mai sentito niente di simile prima! Ed il motivo è perché non ho mai seguito nessuna moda per iniziare e sviluppare un mio vero e proprio stile: se volessi mettere novità e freschezza ad un trend musicale corrente, non devo copiare nessun altro che me stesso! Per essere commerciale o che ben si vende, fare molti soldi o essere famoso ed avere tutte le attenzioni, se tutti prendessero riferimento dallo stesso trend (come se fosse un pezzo di torta, metaforicamente parlando) e niente di nuovo venisse espresso, esso automaticamente morirebbe.

Quindi, riferendoci alla tua ultima risposta, potremmo affermare che la tua passione “immortale” per la musica è ben rappresentata già nel titolo di questo nuovo disco, dal nome ‘Immortal’ per l’appunto? Yeah, beh, a dire il vero questo titolo altisonante è stato un’idea della Nuclear Blast, ed in particolare del capo di questa importante label tedesca (Markus Staiger) mi disse un giorno: “Michael, se tu non fossi mai esistito, l’heavy metal non sarebbe mai esistito, e naturalmente anche la Nuclear Blast non ci sarebbe mai stata!” E non avrebbe mai iniziato con il thrash metal, poiché forse il thrash metal non sarebbe mai esistito senza di me, e così via. Così, sai, la Nuclear Blast mi propose recentemente questa sorta di titolo, poichè loro sono essenzialmente fan della mia musica e di tutta la mia carriera. Ed io gli sono veramente riconoscente per avermi proposto questo titolo, perché è un titolo che viene direttamente dai fan, e questo penso sia il miglior riconoscimento e tributo che si possa fare ad un musicista!

Se dovessi fare un breve confronto tra gli ultimi due dischi, ‘Resurrection’ e ‘Revelation’, con quest’ultimo album di prossima uscita, quali sono secondo te le principali differenze in generale, sempre se ci sono? In realtà, è molto semplice poiché ‘Resurrection’ e ‘Revelation’ sono relativi al Michael Schenker Fest, che è un’altra reincarnazione del Michael Schenker Group: è solo una questione di titoli (ride)! Ma i miei fan sanno perfettamente che è sempre un mio nuovo cambio di pelle. ‘Resurrection’ e ‘Revelation’ erano contraddistinti dalla presenza di tutti I miei cantanti degli anni ’80 che hanno arricchito I miei brani con la loro presenza, ad eccezione di Doogie White che è il mio attuale cantante dei Michael Schenker’s Temple Of Rock. Ma i Michael Schenker’s Temple Of Rock, a sua volta, sono solamente un altro “sottotitolo” degli MSG, semplicemente un’altra creatura nata dalla stessa madre! In particolar modo, per me, i Temple Of Rock vogliono dire Herman Rarebell, Francis Buchholz, che furono miei ex compagni negli Scorpions, e Doogie dei Rainbow. Dall’altra parte, Michael Schenker Fest, come ti ho spiegato poc’anzi, si riferisce a tutti i miei cantanti presenti nei dischi e nei tour degli anni ’80 e che hanno collaborato con me durante tutti questi anni! Quindi, questo 50esimo anniversario è la mia personale celebrazione di 50 anni di attività professionale.

Riferendoci ora al tuo ultimo album in uscita, ho letto che durante il lockdown hai dovuto viaggiare con la nave dall’Inghilterra all’Olanda, guidando da li fino in Germania per raggiungere gli studi di registrazione, ai fini di ultimare il disco. Mi sembra sia stata una piccola “odissea”, visto che anche io ho avuto un’esperienza simile, visto che mi trovavo a Siviglia (Spagna) tra Marzo e Maggio dell’anno scorso. Com’è stata questa inaspettata ed inusuale esperienza? A dir la verità, questa indimenticabile esperienza iniziò già alla fine del 2019, quando mi accorsi che stava per arrivare il momento per il mio 50esimo anniversario, e volevo celebrarlo con la mia musica e, naturalmente, condividendola con alcuni amici e colleghi con i quali ho collaborato durante tutta la mia carriera. Ma alla fine il mio agente mi ha ricordato che il mio primo disco in cui suonai, ‘Lonesome Crow’ degli Scorpions, era uscito nel 1972, quindi avevo per fortuna un altro po di tempo per organizzare tutta questa incredibile celebrazione. Quindi decisi di organizzare una formazione di musicisti il più compatta possibile, sai, per raggiungere questo obiettivo è abbastanza difficile, poiché è assai arduo trovare musicisti provenienti da tutto il mondo. Così, chiesi a Ronnie Romero di cantare su tutto l’album e fu concorde sin da subito, Steve Mann buttò giù dei tappeti di tastiera sulle mie basi di chitarra che incisi da me, ovviamente, anche Barry Sparks mi supplicò: “Michael, voglio essere il tuo bassista su questo disco”. Quindi ho messo su una band assai compatta, per fortuna, ma ora, dal momento che avevo lasciato il 7000 Tons Of Metal Cruise, ad inizio 2020, trascorsi quattro giorni a Miami per iniziare il processo di scrittura, che continuai poi in Inghilterra. Poi arrivò il momento di spostarmi in Germania per iniziare il processo di registrazione, ma come penso ognuno tristemente ricorderà accendendo la televisione venivano diffuse tantissime notizie riguardo il virus. E quando appunto mi accorsi che non sarebbe stato possibile raggiungere la Germania solo in macchina, attraversando il Canale della Manica fino in Belgio e da li fino agli studi di registrazione tedeschi, decisi che avrei dovuto così trovare un percorso alternativo. L’unico mezzo di trasporto disponibile e sicuro era viaggiare via nave, da li guidare fino in Olanda: e questo viaggio fu terribile poiché mi toccò fare la quarantena in ogni paese che attraversavo (ride)! Questo viaggio durò in totale ben 42 giorni, ma dovevo arrivare necessariamente in Germania non solo per registrare le mie parti di chitarra, ma anche per le registrazioni dei cantanti e di tutti gli altri musicisti coinvolti, per completare tutto l’intero album. Quindi, voglio dire, stare appesi per ben 42 giorni di quarantena è abbastanza triste, ma se non avessi fatto così questo album non sarebbe mai stato pubblicato sicuramente! Avrei dovuto sacrificare questo importante anniversario, così ho preferito farmi le quarantene, visto che era la mia unica possibilità di realizzare il disco! Dal momento che raggiunsi la Germania, finalmente arrivò il momento della composizione, e alla fine anche per altre domande o dubbi relativi al processo musicale, poiché potevo automaticamente rispondere ad ogni problema, così ho continuato incessantemente a parlare e parlare, spiegando ogni cosa ai mie collaboratori. Soprattutto, è divertente sentire che anche tu hai avuto un’esperienza simile alla mia, viaggiando su di una nave per tornare in Italia dalla Spagna, che figata (ride)!

Parlando sempre di questa situazione pandemica, innanzitutto come hai trascorso la tua quarantena? E cosa pensi riguardo questo triste periodo che stiamo tutti quanti vivendo nel mondo? Pensi potremmo tornare alla normalità in breve tempo? Sai, quando fui costretto a farmi la mia prima quarantena a causa dei miei spostamenti da un paese all’altro, scoprii di avere abbastanza tempo per godermi la mia casa, riscoprendo il giardinaggio e tutta la passione che ho per questo hobby, sono una persona molto creativa quindi non ebbi particolari problemi, poiché amo essere creativo alla fine. La seconda volta che dovetti fare la quarantena l’ho vissuta con un po più di noia, poi la terza volta non ce la potevo proprio fare (ride): alla fine, non voglio più farla di nuovo.

Se questa situazione di stallo dovuta alla pandemia non dovesse risolversi in breve tempo, hai considerato anche la possibilità di suonare anche solo uno o qualche concerto in live streaming?  No, poiché sono un musicista rock, sai, e tutta la mia vita intera è basata sul fare nuovi dischi e vivere la vita on the road e in tour! Quindi non sarebbe mai stata la mia vita se avessi dovuto trovare dei compromessi come hanno fatto molti altri artisti in questi mesi di pandemia e stop forzato. Così, non ho veramente mai pensato ad alcuna possibilità relativa ad un evento in streaming, perché spero solamente di tornare su di un palco ed in tour il più presto possibile nuovamente!

Riguardo il tuo nuovo album, ho veramente apprezzato la varietà dei brani presenti. Rispetto al processo compositivo, qual è stata secondo te la parte più difficile per completarlo durante quest’ultimo anno e perché? Personalmente, non penso di aver trovato alcuna difficoltà riguardo l’editing finale di questo disco, e nemmeno ho mai avuto un blocco per quanto riguarda la scrittura dei brani, poiché come ti dicevo ho una molla interna che mi ha sempre aiutato a trovare costantemente l’ispirazione nel processo compositivo, come sempre d’altronde, riflettendo sempre sui miei precedenti errori. Ognuno secondo me può arrivarci da se, anche se molti preferiscono essere aiutati da uno psicologo, per avere un successo rapido, sai cosa intendo dire: ma io sono un artista e penso sia meglio concentrarmi su qualcosa come suonare, scoprire nuove cose, qualcosa di inusuale. Quindi, quando arriva il tempo per me di comporre, semplicemente mi siedo e scrivo, tutto qui! E nel momento in cui ho già messo giù due brani, allora sono pronto per andare avanti sull’intero lavoro!

A proposito, qual’è il tuo rapporto con le nuove tecnologie usate per comporre la tua musica? Si è per caso evoluto il tuo modo di comporre durante tutti questi anni anche rispetto a questi nuovi dispositivi o, invece, è pressochè rimasto lo stesso? Yeah, in generale non mi ritengo una persona tecnologica in alcun modo (ride)! Né come chitarrista e né come essere umano, per me le tecnologie non contano molto, ma ogni qualvolta necessito di utilizzare questi nuovi strumenti e dispositivi contatto direttamente il mio co-produttore, Michael Voss, che è molto in gamba e aggiornato a riguardo, e faccio in modo che mi consentano di ottenere il risultato che cerco a seconda delle circostanze. Ecco quello che faccio, nello specifico, il mio approccio personale alla musica e al processo compositivo è pressochè rimasto inalterato durante tutti questi anni.

In questo nuovo disco sono presenti diversi fantastici musicisti, molti dei quali hanno già collaborato con te nel corso della tua lunga carriera. Riferendoci ai diversi cantanti coinvolti – Ronnie Romero, Ralf Scheepers, Joe Lynn Turner, Michael Voss, più Gary Barden, Robin McAuley e Doogie White come special guests – puoi brevemente riassumere con un aggettivo ciascuno di loro? Bene, prima di tutto, la mia intenzione originaria era di celebrare il mio anniversario con nuovi musicisti ed alcuni vecchi amici, ma sfortunatamente il tempo era terminato e quindi il mio manager mi disse che l’intero album sarebbe stato riassemblato, così ho dovuto mettere insieme una band compatta. Volevo che Ronnie Romero potesse cantare su tutte le 10 tracce presenti in questo album – in realtà 11 poiché abbiamo registrato anche una bonus track che sarà pubblicata per un’occasione speciale, un brano fantastico – ma, sai, quando ero in studio, mettendo assieme tutte le mie tracce di chitarra, chiesi a Ronnie se fosse pronto per cantare sui pezzi e mi rispose:“Mi spiace Michael, non posso, non voglio farmi 14 giorni di quarantena, scusami, non posso!”. E gli dissi: “Non preoccuparti Ronnie, troveremo un modo per risolvere questo problema”, così parlai con il mio collega Barry Sparks, il quale non è solamente un gran bassista ma anche un gran conoscitore e fruitore di musica da più di 50 anni, e mi consigliò di contattare Ralf Scheepers. Mi fidai di lui e quando lo riferii a Michael Voss, quest’ultimo, fu incredibilmente entusiasta di questa fantastica notizia ed asserì: “Assolutamente, è lui la persona giusta!”. E allora il giorno seguente registrammo uno e poi due brani che erano destinati a Ronnie Romero. Quindi arrivò il momento di richiamare nuovamente Ronnie  che mi rispose: “Scusami ancora, ma non so come gestire il problema della quarantena”, e daccapo ne parlai con Michael Voss: “E adesso, che facciamo?” e mi rispose: “Che ne pensi di Joe Lynn Turner?” e io: “Sul serio? E’ uno dei miei cantanti preferiti di tutti i tempi. Nonché un caro amico”. I giorni seguenti abbiamo registrato e composto un altro brano, così al momento avevamo 4 brani per Ronnie Romero. Allora una mattina venivo dall’albergo e mi misi a comporre una power ballad – non avevo mai fatto una power ballad prima di allora – che venne cantata da Michael Voss in questo caso, e quando ascoltai le sue parti vocali constatai: “Michael, questo brano è veramente bello, solo tu puoi cantarlo”. E poi fu il momento di un altro brano ancora, “The Queen Of Thorns And Roses”, che è un pezzo inusuale, cantato da Michael in modo fantastico e gli dissi: “Michael, hai interpretato due bellissimi brani!”. Così ci rimanevano sei brani, e per fortuna Ronnie era pronto per cantare (ride): anche lui ha fatto un ottimo lavoro: ha cantato su tre brani, “Knight Of The Dead”, “Sail The Darkness” e “Come On Over”, ma anche alcune parti dell’ultima song “In Search Of The Peace Of Mind”, e naturalmente sulla bonus track. Quindi, che avvenne in realtà? Dovevo assemblare una band compatta per ultimare l’ultima parte dell’album e allora ogni cosa ritornava alla perfezione come fosse il primo giorno di registrazione, e non dovetti fare nient’altro! Tutti quanti hanno pensato che fosse stato un dono del paradiso per il mio 50esimo anniversario, ecco quello che veramente penso del disco!

In questo disco di imminente pubblicazione, il grande assente è però Graham Bonnett, tra gli altri. Sei ancora in contatto con lui? Ci saranno altre possibilità di collaborare con lui in futuro? Assolutamente, innanzitutto perché il Michael Schenker Fest esiste ancora! Sai, è un progetto fantastico con gente e musicisti eccezionali provenienti da varie parti del mondo, cosa che in questo periodo è abbastanza costosa, e molti fan  e promoter non vedono l’ora che ritorni in scena! Riguardo Graham Bonnett, naturalmente gli chiesi se volesse apportare qualche contributo per questo nuovo album, sai come hanno fatto Doogie, Gary e Robin, ma sfortunatamente doveva sottoporsi ad un’operazione alla gola e non era disponibile! In occasione del suo compleanno gli ho fatto gli auguri per tutto e di una serena riabilitazione, ed ovviamente anche lui mi ha augurato buon compleanno pochi giorni fa, dicendomi che non vede l’ora di fare nuove cose assieme!

Ascoltando tutti I nuovi brani del disco di imminente uscita posso dire che la grande qualità presente risiede nella varietà compositiva e negli arrangiamenti su ciascuna composizione presente. In particolare, ho molto apprezzato la opener “Drilled To Kill”, la semi-ballads “After The Rain” e “Sail The Darkness”, la rockeggiante “Come On Over” e “Sangria Morte”. Ma credo che quella più particolare è sicuramente l’ultima, “In Search Of The Peace Of Mind”, la tua prima composizione che facesti all’età di 15 anni nella cucina di tua madre. Come mai la scelta di registrarla e pubblicarla solo dopo 50 anni? Semplice, perché avevo 15 anni ed è stata la mia prima composizione musicale. Ad ogni modo è nata spontaneamente e venne inserita nell’album di debutto degli Scorpions, ‘Lonesome Crow’, pubblicata nei crediti come un brano con le musiche mie ed il testo mio e di mio fratello Rudolf. Ma la cosa importante, è che vorrei anche chiarire che il titolo di questa mia prima composizione è abbastanza complesso e venne scelto in un periodo preciso della mia vita, quando ero solo un adolescente: solo io che cerco una pace contemplativa. E un’altra magia che accadde sulla versione originale di questo brano è che, in realtà, ero già in grado di suonare quel tipo di assolo che non avrei mai cambiato, nessuna nota, nel corso di tutti questi anni, come avvenne ad esempio per brani come “Theme For An Imaginary Western” (brano dei Mountain scritto da Leslie west – n. d. r.). Sai, a volte capita che qualcosa esce fuori dal nulla e tu non la cambierai mai, anche in più di 50 anni: e così ho fatto! E ora, diventerà il brano celebrativo di tutta la mia carriera!

Adesso una piccola domanda divertente e inusuale. Se dovessi presentare la tua musica a qualcuno che non l’ha mai sentita, quale album sceglieresti (tra i tuoi dischi come MSG, quelli con gli UFO e Scorpions, quelli da solista ed altre collaborazioni) e perché? Sai, la mia vita intera è stata uno sviluppo continuo, e solitamente sviluppo qualcosa anche se mi trovo in tour. A partire da ‘Lonesome Crow’, ‘Phenomenon’, ‘Force It’ or ‘No Heavy Petting’, ‘Lights Out’, ‘Obsession’, ‘Strangers in the Night’, ‘Lovedrive’, da li ho iniziato ad usare non solo strumenti elettrici ma anche acustici. Pensa, ho fatto così tanta musica durante tutte queste decadi, Ma ogni cosa che ho composto e suonato è stata parte di questo sviluppo costante, facendo cose che non potevano essere fatte per band o artisti quali Ozzy Osbourne, Deep Purple, Scorpions, Phil Lynott o i Motörhead e Ian Hunter. Ho scritto brani come hanno fatto tutti, quando avevo 21 anni con gli UFO nel 1976: avevo paura perché non sapevo quale sarebbe stato l’approccio musicale che stavano cercando, commerciale o meno, ma Pete Way mi persuase a rientrare e quindi pubblicammo ‘Obsession’ e ‘Strangers in the Night’. Ma, nonostante molte cose siano cambiate in quel periodo, decisi che fosse il momento giusto per me di essere solamente Michael Schenker, così nacque The Michael Schenker Group con Simon Phillips, e Mo Foster del Jeff Beck Group, poi misi su gli MSG con Cozy Powell, Paul Raymond e Chris Glen e così via. E quindi ogni cosa cambiava e cambiava ancora una volta! Questo perché ho sempre una molla interna che stimola la mia creatività, come già ti dissi prima, sprigionando sempre qualcosa di nuovo, quindi capisci bene che non sarei mai capace di dirti veramente qual è il mio album preferito, poiché ogni cosa che ho composto viene dal mio cuore e non faccio nulla che non sia reale per me! Inoltre, è sempre una questione di gusti alla fine, come ben sai.

Sfortunatamente, in questi ultimi due anni sono venuti a mancare alcuni dei tuoi amici ed ex compagni di avventure, tutti grandi musicisti: Steve McKenna, Paul Raymond, Pete Way solo pochi mesi fa anche Eddie Van Halen ed uno dei tuoi riferimenti musicali, Leslie West. Vuoi condividere con noi un breve ricordo su di loro in particolar modo? Tutti quanti questi musicisti meritano di essere menzionati nella storia della musica, incredibili persone con un talento incredibile. E sono veramente scioccato e veramente, ma veramente, sconvolto dalla loro perdita. Sai, più si invecchia e più sarà sempre così, sempre di più verranno a mancare. Quindi bisogna pensare ogni giorno della propria vita: “Potrei non esserci domani”, ecco, questo è il vero problema! Dunque, a questo punto, spero di rivederli ed incontrarli tutti nuovamente in paradiso!

Prima di concludere questa fantastica intervista, Michael, volevo condividere con te una cosa simpatica. Il mio insegnante IELTS d’inglese, Thomas Brockman, è di origine tedesca e mi raccontò di aver trascorso la sua giovinezza ad Hannover, tua città natia, dove incontrò te e tuo fratello Rudolf quando eravate ragazzi – ha la tua stessa età infatti, 65, ed il suo mentore era un certo Hannes Arkona della band heavy prog rock ELOY – ad un famoso live club Leine Domizil. Che ricordi hai di quel posto magico che frequentasti da ragazzo? Si, certo, ricordo bene quella venue, ma non sono sicuro di ricordare però il tuo insegnante d’inglese (ride), voglio dire, sono passati così tanti anni! Ma penso che forse adesso ricordo di chi si tratta, poiché solitamente trascorrevo molte serate li al Leine Domizil: penso che in realtà era il barista e ci siamo incontrati spesso ogni volta che ero li, abbiamo sempre conversato, si mi ricordo di lui! Era sempre simpatico e alla mano.

Caro Michael, grazie infinite nuovamente per il tempo prezioso che ci hai dedicato e spero veramente di incontrarti di persona appena possibile qui in Italia per un’altra intervista di persona! Ultima domanda: qual è il miglior consiglio che manderesti a tutti i giovani musicisti? Grazie a te Raffaele, assolutamente, mi è molto piaciuta questa gran bella intervista con te, spero veramente d’incontrarti di persona appena possibile quando avremo l’opportunità di tornare in Italia! Riguardo il consiglio per tutti i giovani musicisti, dico loro solo questo: chiedetevi chi veramente siete e cosa volete davvero, cosa vi rende felici, se volete diventare famosi, ricchi, ecc. ecc., qualsiasi cosa vi renda felici in generale! Quindi, una volta capito ciò, datevi da fare nel miglior modo possibile per raggiungere il vostro obiettivo, e se doveste cadere o fallire o vi sentite così, vi prego, trovate la molla della vostra creatività personale, ma soprattutto: siate voi stessi! Sai, semplicemente siate sinceri con voi stessi, capite chi veramente siete e dove volete arrivare, perché alla fine niente potrà andar male se siete determinati, perché la cosa fondamentale nella vita di ognuno è essere felici! Un altro consiglio che mi sento di dare è che siate certi riguardo quello che più desiderate essere o avere realmente, perché quando raggiungete quello che più vi sta a cuore è spiacevole scoprire che non era quello che veramente volevate (ride)!

Ancora una volta Michael, grazie ancora per il tuo tempo ed il tuo stupendo consiglio che ci hai dato, alquanto sincero, direttamente dal profondo del tuo cuore! Non vedo l’ora di inviarti anche alcune foto che ti scattai alcuni anni fa durante il tuo ultimo show a Roma, quando ti esibisti assieme ai temple Of Rock nel Dicembre 2015! E’ stato un onore immenso per me avere l’occasione unica di intervistarti e ti auguro veramente il meglio per questo tuo 50esimo anniversario, nonché per il nuovo album, ‘Immortal’, sperando di rivederci presto nuovamente!  Grazie a te per queste stupende parole e per la bella intervista e, ovviamente, keep on rockin’ man, buon fine settimana e ci vediamo presto on the road, bye bye!

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