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DIRTY SHIRLEY – Dirty Shirley

E quando meno te lo aspetti, mischiato nel calderone delle uscite discografiche dozzinali di un mercato che nonostante la crisi non nega un disco a nessuno, eccoti il gioiello nascosto che in pochi si aspettavano.

Si, perché nonostante un certo tipo di critica ormai abituata ai soliti metodi di approccio e di valutazione (promo spesso ascoltati in fretta o brani assaggiati solo per pochi secondi) consideriamo questo album uno dei piu’ belli pubblicati in questo nefasto duemilaventi.

La chimica scaturita dalla tecnica di un George Lynch ispirato piu’ che mai ma mai avvezzo a scimmiottare se stesso, unita alla possente ugola di uno dei singer piu’ talentuosi dell’ultimo decennio, stiamo parlando del ventottenne croato Dino Jelusić, già molto noto in patria e richiestissimo da illustri colleghi di mezzo mondo come Kiko Louriero, Jeff Scotto Soto o Chaos Addict, danno il là ad un sound molto possente e melodico che non scade mai però nella melassa o nello stantio, al contrario, le undici song qui presenti costituiscono un perfetto anello di congiunzione tra certi riferimenti classici degli anni 80 (Bad Moon Rising, Badland, Dio, Whitesnake ed ovviamente Lynch Mob post Dokken) ed uno spaccato musicale differente piu’ rivolto al blues ed al soul che al metal in se stesso, prendete per esempio la suadente “The Voice Of A Soul’ o la scoppiettante ‘ Dirty Blues’ i cui titoli già la dicono lunga sulle reali intenzioni del duo.

Dino Jelusić

Cio’ che scaturisce da questa unione è un album godibilissimo, a partire dalla dirompente iniziale ‘Here Comes The King’, brano anathemico tipicamente cadenzato, trascinante nel suo groove ed irresistibile nel suo refrain aizzafolle (se solo ci fosse il pubblico di una volta) o passando da ‘Escalator To Purgatory, anch’essa intrisa di un hard rock sanguigno ed effervescente, ma il talento è dote per pochi e George Lynch ce lo ricorda pizzicando dolcemente la sua chitarra nella zeppeliniana ‘Grand Master’ in cui anche Dino offre il meglio di sé attraverso un’intonazione più armonica che ci richiama ai grandi del passato (in questo caso Plant anche se il suo padre putativo riteniamo possa ricondurci più ad un singer come Ronnie James Dio).

George Lynch

Insomma, se vi aspettate brani riempitivi in questo album, non ve ne sono, qui trattasi di undici gioielli, d’altronde da due personaggi di questo calibro è difficile aspettarsi passi falsi, l’auspicio sarebbe, in attesa di un secondo album, quello di vederli dal vivo ma visto i tempi che corrono temiamo che non sia un evento che si potrà realizzare al più presto, quel che possiamo fare subito però è di goderci quest’album veramente esplosivo e ben suonato da un mix di musicisti veramente eccezionali.

Tracklist:

1) Here Comes The King

2) Dirty Blues

3) I Disappear

4) The Dying

5) Last Man Standing

6. Siren Song

7) The Voice Of A Soul

8) Cold

9) Escalator To Purgatory

10) Higher

11) Grand Master

 Line up:

Dino Jelusick: lead vocals

George Lynch: guitars

Will Hunt: drums

Trevor Roxx: bass

VOTO: 9/10

ANNO: 2020

GENERE: Hard Rock

ETICHETTA: Frontiers Records

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