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Album 2026 Recensioni SOMMARIO

BLACK SPIKES – “Ydos”

BLACK SPIKES – Ydos
Anno 2026 – Voto: 8/10 * 

“Ydos”, ovvero “vizi” o “difetti”, tradotto dal lituano all’italiano. Sì, perché i Black Spikes sono una band lituana, approdata alla Napalm Records per questo secondo full length, che vuole raccontarci le debolezze umane attraverso una favola nera suddivisa in diversi capitoli e descritta mediante un metal moderno che osa inoltrarsi in ogni possibile deriva sonora, dal djent al progressive metal fino all’industrial.

Agni, voce del quintetto, mette in mostra tutte le sue capacità canore e passa con naturalezza dal growl più aggressivo a un candido clean, mentre nell’album affiorano anche suggestioni legate alla tradizione musicale del proprio Paese.

L’originalità della band si avverte sin dal brano di apertura, “Pasaka”.

Questo brano ci introduce nell’atmosfera del concept. Tradotto dal lituano, “Pasaka” significa “fiaba” e noi apriamo questo polveroso libro nero fra suoni inquietanti e una cantilena lontana che ci trasporta immediatamente in una dimensione sospesa fra sogno e incubo. Stiamo per intraprendere un viaggio che ci metterà dinanzi a noi stessi, e la cosa non sarà sempre piacevole.

“Motina” significa semplicemente “madre”, ma qui va letta anche nell’accezione di origine di ogni vizio e debolezza umana. Una sorta di dolce ninna nanna viene spezzata da un canto in scream e da un ritmo arricchito da suoni elettronici che alimentano l’inquietudine crescente del brano.

Un elemento complementare, ma non secondario ai fini della narrazione e della simbologia contenuta in “Ydos”, è la presenza dei video a corredo della maggior parte dei brani. Visibili su YouTube, i vari videoclip sono piccoli film surreali, dalle immagini fortemente suggestive che, per visionarietà e gusto simbolico, possono richiamare alla mente pellicole come “La Montagna Sacra” di Jodorowsky e “On the Silver Globe” di Żuławski.

I sei brani successivi rappresentano altrettanti vizi o debolezze umane, secondo il seguente ordine:

Melas = menzogna
Mara = curiosità malsana
Zelvar = avidità
Revana = vendetta
Apatija = apatia
Aurea = orgoglio / superbia

Lo scioglilingua sussurrato di “Melas” ci parla di tutte le menzogne a cui siamo abituati, bugie su noi stessi e sull’esistenza.

Una musica claustrofobica, costruita su ritmi elettronici, esplode in una litania modern metal molto aggressiva. Un vero manifesto sonoro nel quale i Black Spikes mettono in mostra tutta la loro capacità di mescolare linguaggi musicali: hi-hat di matrice trap, parti simil-rap e sonorità industrial metal.

Con “Mara” arriviamo al secondo demone, o vizio, esaminato nell’album: la curiosità morbosa e autodistruttiva. Il brano ha una struttura e uno sviluppo che ricordano un po’ i moldavi Infected Rain, soprattutto nell’alternanza fra clean atmosferici e harsh vocals molto aggressive, ma la musica è arricchita da elementi progressive e cinematografici che conferiscono maggiore spessore al risultato finale.

“Zelvar”, quinta traccia dell’album, è un brano che parla dell’avidità e della fame di possesso. È uno dei pezzi più immediati, ammesso che si possa parlare d’immediatezza con i Black Spikes: una marcetta mortale, sorretta da un riff molto marcato, che trasporta l’ascoltatore in un ambiente ossessivo e claustrofobico. “Zelvar” è inoltre uno dei rari casi in cui Agni canta in inglese, mentre per il resto la band predilige la lingua madre.

Ancora sonorità da incubo con “Revana”, ovvero la vendetta che finisce per consumare anche chi la compie. Non c’è salvezza in questo universo cupo e autodistruttivo, nessun tribunale morale che possa giustificare le azioni umane, solo un odio che si riversa sul mondo, dove vittime e carnefici bruciano nello stesso inferno.

La musica si espande in un’aggressività che a volte è metal e altre volte diventa semplicemente un muro di suono cieco, nel quale si perdono le coordinate di riferimento e si precipita in un mare di metallo fuso.

Uno dei brani più suggestivi di questo full length è “Apatija”, ovvero una danza dentro un’apatia mortale, una filastrocca di autodistruzione nella quale si avvertono echi della tradizione popolare lituana, insieme a esplosioni ritmiche che possono ricordare, per complessità e tensione, alcuni passaggi cari ai Tool.

Qui l’apatia è un’immobilità generata dal dolore, in un testo che non è semplicemente astratto o simbolico, ma racconta di una madre che attende inutilmente il ritorno di un figlio che non tornerà mai.

A seguire, un altro brano capolavoro: “Aurea”, una delle vette dell’album.

Il pezzo affronta il tema della superbia, della bellezza e della giovinezza che non accettano il passare del tempo e l’invecchiamento. Soluzioni progressive metal si alternano a momenti eterei. Si superano i confini tradizionali del modern metal attraverso un linguaggio nuovo, sia dal punto di vista lirico sia da quello musicale, dando vita a qualcosa di singolare: un metal avanguardista animato da una pura libertà d’espressione.

Una riflessione sull’origine dei vizi, o “demoni interiori”, è rappresentata da “Senas Demonas”, ovvero “Vecchio Demone”.

Il brano si presenta come uno dei più aggressivi dell’intero album: batteria martellante, riff compressi e un uso insistito delle harsh vocals. La controparte eterea e contemplativa è limitata, quasi assediata dai suoni da incubo, ma è comunque a essa che spetta la chiusura del brano, come un ultimo spiraglio di speranza prima della conclusione.

“Dulkės”, ovvero “polvere”, è la traccia che ha il compito di chiudere questa fiaba nera, questo libro che racconta orrori ed emozioni controverse, sogni, speranze e disillusioni.

I “demoni” non sono altro che parte dell’umanità, tesa fra il baratro e l’evoluzione.

“Dulkės” è la conclusione filosofica ed esistenziale di un album estremo e affascinante, musicalmente quasi un riassunto di tutti gli stili presenti in “Ydos”, dove il suono espanso e riverberato delle chitarre si spegne all’improvviso dopo aver raggiunto il proprio zenit, lasciandoci soli con i nostri interrogativi.

I Black Spikes ci hanno così regalato uno dei lavori più interessanti del 2026 per quanto riguarda l’universo metal: un album forse ermetico, certamente non di facile fruizione, ma proprio per questo ricco di spunti e di sonorità da scoprire un po’ alla volta, mentre davanti a noi si apre un varco verso il futuro.

Formazione – Agni: voce; Yaga: chitarra, elementi elettronici; Mazvis: chitarra; Sime: basso; Titas: batteria.

SCHEDA *

ARTISTA: Black Spikes

TITOLO: “Ydos”

ANNO: 2026

ETICHETTA: Napalm Records

GENERE: Avant-garde/Progressive Metal

VOTO: 8/10

PAESE: Lituania

Tracklist

1) Pasaka

2) Motina

3) Melas

4) Mara

5) Zelvar

6) Revana

7) Apatija

8) Aurea

9) Senas Demonas

10) Dulkės

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