Serravalle Pistoiese (PT), 2 agosto 2026 – Il tempo scorre inesorabile e quasi senza accorgersene, siamo giunti alla decima edizione di Serravalle Rock, il Festival che, da consolidata consuetudine, si svolge ogni anno durante il periodo estivo nel ridente comune toscano. Anniversario decennale di questo importante rassegna in un contesto meraviglioso dove la musica trova l’habitat perfetto sotto la leggendaria Rocca di Castruccio.
Anche per l’edizione di quest’anno (31 luglio/2 agosto 2026) l’organizzazione è riuscita a richiamare il meglio della produzione indipendente, tra band emergenti e gruppi di fama consolidata, vecchie conoscenze che tornano sempre con piacere a suonare in questo luogo e molti di loro hanno espresso proprio nel corso dei concerti la loro soddisfazione.
Nomi importanti, dicevamo, come, per esempio, Small Jackets, Amanda Mida, The Loyal Cheaters, To The Max e Virgin Orchestra, hanno aperto la kermesse, illuminando con estro ed energia i primi due giorni di spettacoli. Oggi, domenica 2 agosto, ci troviamo a commentare la serata conclusiva che vede sul palco The Elephant Man, il supergruppo milanese capitanato da Max Zanotti, una delle realtà più interessanti del panorama alt e prog rock nazionale ed internazionale, alla loro seconda presenza a Serravalle.

Ma cominciamo dall’inizio con l’esplosiva apertura delegata alla band Nuovo Disordine Mondiale (spesso abbreviata per comodità con l’acronimo NDM), che affascina la platea con il suo alt rock. Il gruppo romano, realtà con un’esperienza decennale ma in costante crescita, coinvolge con atmosfere che spaziano in una miscellanea di stili: si passa dalla new wave all’elettronica fino a qualche accenno di rap, con suoni sempre imprevedibili ed a tratti provocatori. I climi a tinte scurissime si coniugano in maniera superba alla voce di Aldo Onori che spazia dal cantato – parlato a picchi di urgenza comunicativa. Una musicalità che esprime la cruda realtà ed il disagio attraverso climi nervosi ed intensi, guidati dalla chitarra di Giulio Scipioni e il sintetizzatore. Il vocalist dimostra di possedere spiccate attitudini teatrali con una prestazione intensa e declamatoria che lo vede protagonista incontrastato dello stage e riporta in certi momenti allo stile di Emidio Clementi dei Massimo Volume. La band si presenta on stage in una formazione a cinque elementi completata dalla ritmica mordace di Valerio Pistilli al basso e Giulio Colletti alla batteria. In un tripudio di fumi e luci avvolgenti la band propone i brani della sua ultima fatica discografica, “Daimon”, rilasciato nel 2025 per l’etichetta VREC. Tutte le interpretazioni sono caratterizzate da un impeto assoluto, ma una spanna sopra le altre, a mio parere, i brani “La Tua Volontà”, la title track “Daimon” che sprigiona la forza del synth ed un ritornello ipnotico, il canto battente di “Girasoli” e la bellissima “Decidere di uccidere”, che, accanto all’incedere carico di riff intensi e basso pulsante, include anche momenti più intimisti. Cinquanta minuti di grande energia che lasciano il pubblico elettrizzato per l’evento principale della serata.


Alle 22.20 The Elephant Man salgono sul palco fra giochi di luce pirotecnici ad accompagnare la musica, mentre l’energico motore pulsante della band comincia a muoversi a pieni giri. Si nota sino da subito una differenza sostanziale rispetto all’esibizione di tre anni fa. Il clima è più tipicamente rock, le atmosfere sintetiche di “Sinners”, pur rimanendo sempre ammantate da una coltre dark, si ampliano e si dilatano nella musicalità corposa e dirompente del loro secondo album “Redemption”. Zanotti, nella precedente esibizione, pur cantando ed orchestrando molte dinamiche del gruppo, appariva più defilato nel retropalco alla consolle elettronica, mentre ora si riprende a pieno titolo lo scettro di frontman.

La set list è imperniata in buona parte sui nuovi pezzi, ma non disdegna la proposizione di alcuni motivi del precedente lavoro che, frammisti alle nuove produzioni, appaiono quasi sotto una nuova luce. L’impatto è fortissimo e Zanotti, pur mattatore e sovente intrattenitore dello show, ha il merito di non rubare la scena agli altri musicisti. Stiamo parlando chiaramente di artisti sopraffini che dimostrano coesione e classe in ogni attimo dello show, indiscussi protagonisti del panorama nostrano come il chitarrista Francesco Tumminelli (Tmy) ed il bassista Ivan Lodini (Ivan), mentre dietro alla batteria c’è tutta l’esperienza di Alessandro Ducoli (Halle) con il suo drumming fantasioso e fluido che costituisce un metronomo perfetto per il suono della band.
Scorrono subito i primi brani del nuovo disco a partire da “I’m Ready” pronto a catturare l’ascoltatore e accompagnarlo in questo affascinante percorso dai colori oscuri ed ipnotici. “Lies Are My Perfect Drug” e “The Right Way Wrong” precedono il primo intervento dello stesso Zanotti. Dopo i ringraziamenti all’organizzazione e la manifesta soddisfazione espressa nel suonare a Serravalle, il vocalist presenta “Sister of War” raccontandone il video dove compaiono anche dei bimbi (presenti al live) cogliendo l’occasione per invitare i genitori delle nuove generazioni, affinché i piccoli, coloro che domani saranno i nuovi protagonisti su questo palcoscenico, possano tornare a riscoprire e raccontare le cose buone della vita, dato che purtroppo, ad oggi, a prevalere sono i lati distruttivi dell’ingegno umano, primi fra tutti la guerra, capace di perpetuarsi così pervicacemente da essere diventata una triste normalità dei nostri tempi. Il pezzo, con testi della bravissima Leah Janeczko, è di una bellezza assoluta.
Arrivano intanto anche le già menzionate escursioni in “Sinners”, proprio con il brano omonimo qui presentato in una versione a tutto rock e soprattutto “Valerine”. Il frontman prende di nuovo la parola e racconta la genesi del brano, e la constatazione che, probabilmente per il cantato in inglese, era una canzone più adatta ad un respiro internazionale; proporlo in Italia poteva risultare anche un salto nel buio, cosa che invece non è accaduta e il brano, così come l’album, ha trovato (grazie anche all’ottima promozione della VREC), terreno fertile sia in ambito estero che nel nostro paese.


C’è una storia da raccontare anche su “Echoes”, pezzo dai colori evocativi che racconta il destino umano, descritto come entità mutevole ed ombra costante. Ancora ricchezza di sfaccettature nei brani Better! Better! Better!” e nel ritmo magnetico di “Dance of the Hollow”, prima del finale con altri inserti di marca “Sinners”. In un gioco di contrasti, il pezzo che apriva magicamente l’album d’esordio, “Drift”, viene collocato pressoché alla conclusione della set list. Mentre Zanotti dedica un pensiero ed un sincero ringraziamento al Sindaco di Serravalle ed alla sua amministrazione che tanto si sono prodigati per la riuscita dell’evento; con un pubblico festante, “Payback” chiude magicamente la serata con un’altra sgargiante prova di Tmy alla chitarra ed un finale incandescente.
Una performance riuscita sotto ogni aspetto, che conferma maestria e creatività di questa band.
L’ovazione finale vede sul palco oltre la formazione, uno dei bimbi partecipanti al video con la madre, tutti coinvolti assieme al pubblico a suggellare il successo dello show (direi anche dell’intero festival) sotto una pioggia scrosciante di applausi.
Set list The Elephant Man
1) I’m Ready
2) Lies Are My Perfect Drug
3) The Right Way Wrong
4) Sister of War
5) Intro Sinners
6) Sinners
7) I Got It
8) Echoes
9) Valerine
10) Better! Better! Better!
11) Dance of the Hollow
12) Drift
13) Payback



