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Album 2026 Recensioni SOMMARIO

AETHER – “III”

AETHER – III
Anno 2026 – Voto: 7,5/10 * 

Ritornano i suoni che abitano le stanze della mente nella terza opera del combo milanese degli Aether, intitolata laconicamente “III”. Quattro musicisti che affrontano senza timore l’oceano di musica che lambisce le coste dei generi più impegnativi: il prog, il jazz concettuale, il post-rock più scarno ed esangue, l’ambient coinvolto in tutte le derive avanguardistiche possibili. Il combo milanese vive “la grazia dell’annegato” di wilsoniana memoria, ed è proprio la definizione più adeguata per quanto riguarda la traccia di apertura “Oort Cloud” i cui riferimenti sonori sforano i parametri delle musiche possibili proprio come ha fatto Steven Wilson, con metodi diversi, nella sua seconda opera solista.

Ma il gioco di specchi cambia gia nella seconda traccia “Vogon”, e “gioco” è la parola giusta in quanto viene utilizzato il vocabolario goffo ed un po fastidioso della poesia “Vogon” , un divertente riferimento alla serie di romanzi di fantascienza “Guida Intergalattica per Autostoppisti”. Il brano parte con un atmosfera jazzata in stile Perigeo per poi stravolgersi con l’intervento dadaista della voce di Claudio Milano che non puo non ricordare il compianto Demetrio Stratos o l’anarchia vocale di John De Leo con i Quintorigo. L’inizio di “Cinq Teintes, Quatre Cadres” è alquanto misterioso e l’entrata della chitarra di Andrea Ferrari è quasi un omaggio a Robert Fripp prima di dipingersi di jazz ed anche di un free rock giocato su ritmi dispari. Ascoltiamo una musica mutante che offre scenari nuovi ad ogni passaggio. Un pizzicato che sfocia su panorami desertici dove i ritmi del basso di Andrea Grumelli e la batteria di Matteo Ravelli si sfidano. Dal piano elettrico ai suoni sintetizzati si crea del prog in puro stile ‘70 senza cadere nel barocchismo.

Misteriose scale cinematografiche create dal piano di Andrea Serino ci guidano e noi procediamo bendati in un giardino di micro suoni in “La Mélancolie Du Petit Prince”, un titolo suggestivo che ci da delle indicazioni di come procedere nel buio. Via via i suoni si fanno sempre piu presenti e minacciosi. Siamo forse sui bordi di un precipizio? Un piccolo ruscello tranquillo trasformato in note lambisce il nostro sentire nel brano “Panta Rei”. Ma anche qui assistiamo ad una trasformazione: il ritmo si fa piu presente e la chitarra sembra evocare un blues virato dall’anarchia alla Henry Cow, fino a raggiungere un apice sonoro. Solo nelle ultime battute ritoviamo la serenità iniziale.

L’ultima stanza dei suoni prima dell’uscita è “Swerve”, una suite di oltre 10 minuti dove si possono incontrare tutti i compagni di giovinezza di chi ha amato il progressive ma senza mai cadere nella trappola del citazionismo. Perchè se è vero che la musica si construisce attraverso un percorso, essa deve essere anche uno strumento di liberazione e mai una nuova gabbia mentale ed emozionale. E per questo la musica degli Aether è una musica finalmente libera, un esempio da seguire senza imitarne i passi, una nuova frontiera par chi ama guardare avanti con la coscienza di cio che è stato il passato, ma senza rimpianti.

Lineup – Andrea Ferrari: Guitars & Keyboards; Andrea Grumelli: Fretless Bass; Andrea Serino: Fender Rhodes & Keyboards; Matteo Ravelli: Drums & Elettronics.

SCHEDA *

ARTISTA: Aether

TITOLO: “III”

ANNO: 2026

ETICHETTA: Luminol Record

GENERE: Post Rock, Jazz, Prog

VOTO: 7.5/10

PAESE: Italia

Tracklist

1) Oort Cloud (6:21)

2) Vogon (4:51)

3) Cinq Teintes, Quatre Cadres (8:42)

4) La Mélancolie Du Petit Prince (4:37)

5) Panta Rei (8:00)

6) Swerve (10:42)

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