TREZZO SULL’ADDA, Live Club , 23/05/2026 – Non avrei mai sperato, in vita mia, di poter assistere ad un concerto dei Gathering con la formazione classica dell’album “Mandylion, opera trentennale che vedeva entrare in organico la talentuosa cantante Anneke Van Giersbergen, destinata a divenire icona della band olandese portandola ai massimi vertici artistici e di popolarità . I Gathering sono sempre stati una band diversa da tutto il mondo del rock degli anni ‘90, difficilmente classificabile, nata nella sfera Doom e Gothic Metal per i primi due album per poi virare improvvisamente verso un sound contaminato che non risparmiava intuizioni progressive, gotico crepuscolare e sferzate di un metal sofisticato.
Quando Anneke abbandona i Gathering nel 2007 lasciando il posto alla collega Silje Wegerland, lascia anche un vuoto nei cuori di chi aveva amato il sound della band guidato dalla sua voce. Per questo, dopo una apparizione nel 2015 per i 25 anni del gruppo nel live “TG25: Live at Doornroosje”, sembrava poco probable un ritorno sulle scene con la sua vecchia band. Ma invece il miracolo avviene. L’annuncio improvviso di un live per i 30 anni dell’album Mandylion è stato come una folgorazione, la realizzazione di un sogno per tanti fan sparsi nel mondo. Dapprima annunciato come show esclusivo per la natia olanda, l’evento che rivede sulla scena tutti i membri di 30 anni prima, è diventato un vero tour che, per fortuna, ha toccato anche l’Italia. Lo data al “Live Club”, che è andata sold out, ha radunato fan vecchi e nuovi. Una strana energia si poteva percepire nella sala, come se una corrente sotterranea fosse improvvisamente sbucata in superficie.

Ai Lizzard, band francese di recente formazione, è stato affidato il difficile compito di aprire una serata così iconica. La strana commistione fra Tool, Muse e Queen of The Stone Age nella proposta di questo trio nella quale sembra vigere la disciplina di Robert Fripp, ha catturato l’attenzione del pubblico, grazie anche agl’ipnotici tamburi della versatile batterista. Un supporto più che dignitoso nell’attesa spasmodica della band di Oss che impiega la sua brava mezz’ora per il cambio strumenti.
Poi finalmente i suoni misteriosi di “Mandylion”, la title track dell’album di cui si festeggia il trentennale, invadono la sala. Proposta solo parzialmente per introdurre la band sul palco, “Mandylion” suona come un omaggio ai Dead Can Dance, la cui influenza è molto presente nelle atmosfere dei primi album nati sotto il segno di Anneke. Il sestetto di Oss si presenta carico sulla scena e si ha l’impressione di vedere sei cosmonauti tornati sulla terra dopo un lungo viaggio per raccontarci le loro visioni ed esperienze. Renè Rutten imbraccia ancora una volta la sua chitarra seguito dal fratello Hans alla batteria, Frank Boijen è già pronto dietro le tastiere, Jelmer Wiersma ed Hugo Prinsen Geerligs appaiono con i loro strumenti, rispettivamente chitarra e basso ed infine dalla penombra vediamo Anneke raggiungere il microfono. Le movenze e la voce della cantante sembrano rimaste intatte: il tempo non ha scalfito minimamente le sue capacità. “Eleonor” viene accolta con un calore ed un entusiasmo senza pari dal pubblico, ondate di vero amore che coinvolgeranno la band per tutta la durata del concerto. Dopo i ritmi ostinati di “Fear of the Sea” si lascia spazio alla pura emozione con “In Motion # 1” che ci cattura con il suo ipnotico giro minimalista di tastiere. Anneke ci conduce attraverso una spirale di suoni che si diffondono come una ragnatela di cristallo sullo sfondo della galassia.
La magia esplode con “On Most Surfaces” brano di apertura dell’album “Nighttime Birds”, quintessenza della bellezza musicale e canora della band. Ma la sfilza di perle sonore non si ferma, l’algido trip hop di “Broken Glass” tratto da “Souvenirs” arriva come una folata di vento cosmico che ci solleva in alto, “Waking Hour” da “Home” è un emozione che devasta il nostro plesso solare, come se una stella nascesse dentro di noi. “Probably Built in the Fifties” tratto da quell’inarrivabile capolavoro di “How to Measure a Planet?” è un brano che sembra giungere dal futuro di un mondo alieno, con il suo ritmo sintetico che diventa drumming ostinato. Ma tutti gli album del periodo d’oro dei Gathering vengono toccati in questo live, e con “Analog Park” è il turno di “If_then_else”, un brano glaciale e fortemente suggestivo che ti rimane addosso come un manto di neve.


Ma è il momento di tornare a “Mandylion” con “In Motion #2” , che vede cantare in coro un pubblico entusiasta ed a seguire l’oscura nenia di “Leaves” dal sapore gotico ed ossessivo. “Sand and Mercury” irrompe nella trackist di questo “Mandylion Anniversary Tour”, in tutta la sua fulgida bellezza. Brano per i primi tre quarti strumentale, un crescendo dal sapore prog metal che diviene via via più incandescente fino all’epilogo in cui si raggiunge la pace con dei suoni appena sussurrati e la voce di Anneke che sembra quasi una preghiera rivolta al silenzio. In chiusura l’iconico brano di apertura di “Mandylion”: “Strange Machine” e l’entusiasmo del pubblico arriva al suo picco massimo….finche non si giunge ai bis. E questi arrivano con “Travel” tratto dal sempre magnifico “How to Measure a Planet”, uno dei brani più significativi dell’intero catalogo della band. Già la partenza della melodia, di una tranquillità quasi floydiana, è un colpo al cuore. Il brano che parla della ricerca interiore e del distacco dal proprio se ordinario, raggiunge il proprio zenith nella parte finale con il brano che cresce d’intensità per raggiungere un emozione quasi insopportabile. Lo schermo posto alle spalle della band mostra immagini di astronauti che vanno verso lo spazio, verso l’ignoto, metafora della ricerca interiore che spalanca la nostra coscienza verso orizzonti nuovi e sconosciuti. Non posso nascondere la mia emozione ed una piccola lacrima ha solcato il mio viso.
Ma la gioia riempie i nostri cuori con “Saturnine”, il brano forse più noto ed orecchiabile della band. Anneke ci riempie di positività e fiducia e noi tutti recepiamo il messaggio cantando in un coro quasi da stadio le battute finali, andando ben oltre la conclusione del brano. Un ovazione per questa band che è riuscita a superare tutte le convenzioni e gli ostacoli per portare questo messaggio di puro amore, amore per la musica, amore per il mondo intero, come una fiamma di speranza che non si spegne, mai.
Tracklist
Intro: Mandylion (Keyboard only)
1. Eléanor
2. Fear the Sea
3. In Motion #1
4. On Most Surfaces (Inuït)
5. Broken Glass
6. Waking Hour
7. Probably Built in the Fifties
8. Analog Park
9. In Motion #2
10. Leaves
11. Sand and Mercury
12. Strange Machines
Bis:
1. Travel
2. Saturnine


