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PREMIATA FORNERIA MARCONI (PFM): Impressioni (live) di dicembre.

Roma, Auditorium della Conciliazione, 29/12/2025 – la PFM fa tappa nella capitale per la seconda data di una mini tournée teatrale che si protrarrà fino alla fine di febbraio. La scaletta dei concerti – suddivisa in due distinti atti, da qui il nome “Doppia Traccia” – è incentrata, in gran parte, sui classici del repertorio della band e sui brani più significativi del cantautore Fabrizio De André, con arrangiamenti “made in PFM”.

Support act in alcune date del tour (tra cui Roma) è il duo formato dal cantautore milanese Fabrizio Consoli e dal fisarmonicista bresciano Fausto Beccalossi, il frutto di una collaborazione nata qualche anno fa per celebrare in musica l’anticonformismo di Pier Paolo Pasolini nel centenario della sua nascita. I due musicisti eseguono una manciata di brani le cui liriche, liberamente ispirate al pensiero del grande intellettuale bolognese, sono accompagnate da sobri accordi di chitarra acustica e da pregevoli improvvisazioni jazzistiche alla fisarmonica.

La storia si ripete in quanto ad aprire i concerti del memorabile tour De André/PFM del 1978/79 c’era anche allora un cantautore: Davide Riondino.

Le inquietanti note iniziali di Mondi Paralleli annunciano l’ingresso in scena del main act – accolto come sempre da scroscianti applausi – che segna il gradito rientro in formazione di Luca Zabbini (leader e voce dei Barock Project alle tastiere, organo Hammond e chitarra acustica), in evidente recupero fisico dalla encefalomielite lieve a livello del midollo spinale e cerebrale che lo ha colpito in tarda primavera. Assente, invece, uno dei cofondatori del gruppo Flavio Premoli, benché la locandina affissa all’entrata del teatro lo indichi quale ospite.

Dal vivo, la band è nella consueta “modalità settebello”: ad affiancare il fondatore Franz Di Cioccio (voce solista, batteria) e i membri storici Patrick Djivas (basso) e Lucio Fabbri (violino) ci sono, oltre al già citato Zabbini, Marco Sfogli alla chitarra elettrica e acustica, Alessandro Scaglione al sintetizzatore e Mini Moog e Eugenio Mori in qualità di batterista aggiunto.

Ho Sognato Pecore Elettriche” (2021) – concept distopico ispirato al romanzo di fantascienza “Do Androids Dream Of Electric Sheep? dello scrittore Philip K. Dick – fa da apripista alle quasi due ore di concerto.

Niente Transumanza Jam – presente nella scaletta dei precedenti tour – al suo posto Mondi Paralleli (quello virtuale contrapposto al reale), breve ma travolgente mosaico strumentale in cui coesistono magicamente classico e moderno, prolungate sonorità dure e fugaci atmosfere romantiche, sperimentazione e improvvisazione. Fenomenale l’acustica dell’Auditorium che permette di cogliere le più piccole sfumature del brano.

Di Cioccio cede le bacchette per una manciata di brani al brillante sostituto Eugenio Mori, riappropriandosene successivamente per eseguire La Carrozza di Hans, Cyber Alpha, La Danza dei Cavalieri, Zirichiltaggia e É Festa. La classica maglietta che indossa con la scritta “Randagio” sottolinea lo spirito libero di un musicista che agli inizi degli anni ottanta ha rinunciato al ruolo di batterista a tempo pieno, reinventandosi frontman di un gruppo che fino a quel momento non aveva avuto un cantante di ruolo stabile.

Il decano canta con piglio determinato Il Respiro del Tempo, amara riflessione sulle insidie di un pianeta iperconnesso in cui il genere umano ha perso il contatto con il mondo reale e la conseguente capacità di sognare. L’esecuzione live del brano si mantiene su livelli di eccellenza malgrado l’assenza dei guizzi del ‘Pifferaio Magico’ Ian Anderson e del ‘Guitar Maestro’ Steve Hackett, presenti nella versione in studio. Emozionanti le ricche orchestrazioni di sitar e cornamuse (sintetizzate) che fanno da contorno all’armonioso crescendo ritmico.

Il pubblico presente, in larga parte coetaneo dei decani Di Cioccio/Djivas/Fabbri, mostra di gradire i nuovi brani anche se è qui stasera per ascoltare i classici del repertorio che hanno dato popolarità al gruppo anche oltre i confini nazionali.

Al volgere degli anni settanta, la PFM – al pari dei contemporanei Genesis, Yes, King Crimson, Jethro Tull e Banco del Mutuo Soccorso – avvia una profonda semplificazione della proposta musicale per stare al passo con le mutate esigenze del mercato discografico che impone composizioni più snelle e disimpegnate. Suonare Suonare (1980) è il primo album di una nuova fase musicale che allontanerà molti appassionati – cresciuti a suon di progressive rock – ma ne conquisterà di nuovi.

I due brani tratti dall’album, pur diversi tra loro nella forma e nei contenuti, sono accomunati da un forte senso di nostalgia. Suonare Suonare volge uno sguardo malinconico verso un passato fatto di successi “… stringo fra i denti e le labbra i miei pensieri / ricordo come ero ieri…” che tuttavia spinge il gruppo a credere nel potere catartico della musica “… qui per sognare mi tocca dormire / o come sempre, suonare suonare …”. Il proscenio è tutto per Sfogli che fornisce un primo saggio di bravura con un trascinante assolo rock. Maestro della voce, commosso ricordo del talentuoso amico Demetrio Stratos, prematuramente scomparso l’anno prima, trafigge il cuore con il robusto pulsare del basso e la struggente linea di chitarra – che vorremmo non terminasse mai – accompagnati dal composto battimani del pubblico.

E così, d’incanto, ci si risveglia dall’incubo dei tempi moderni – caratterizzati da una generale assoluta povertà della proposta musicale – per riscoprire quanto fosse bella la musica dei tanto vituperati anni ottanta!

È sempre e comunque il repertorio di inizio anni settanta a rappresentare l’apice emotivo (e tecnico) di qualsiasi scaletta del gruppo. Il primo nucleo della neonata PFM – il quintetto Di Cioccio/Mussida/Piazza/Pagani/Premoli – viene contagiato dal fermento musicale che caratterizza quella irripetibile fase storica. Nell’arco del decennio, la PFM sarà in prima fila nell’indice di gradimento di pubblico e critica grazie alla qualità della proposta musicale che spazia dal progressive rock al cantautorato, transitando fugacemente per il jazz-rock.

Storia di un minutoconcept con cui nel 1972 il gruppo irrompe prepotentemente sulla scena musicale – traccia una via alternativa al beat conferendo alla PFM una precisa identità artistica. I quattro brani eseguiti stasera presentano ogni volta piccole variazioni negli arrangiamenti, pur restando emotivamente fedeli a sé stessi.

Una malinconica sequenza di accordi pianistici introduce Dove… quando … parte I seguita dalla voce narrante, quasi sussurrata, di Di Cioccio. Protagonista della storia è un uomo qualunque che in un solo minuto vede scorrere davanti a sé le immagini di un vissuto diverso da quello che avrebbe desiderato. Quando tutto sembra irrimediabilmente perso, su un tappeto di delicati arpeggi alla elettrica si materializza La Carrozza di Hans, metafora del grande sogno che si avvera, dell’occasione della vita che va presa al volo senza esitazione. Per un attimo sembra stia cantando Franco Mussida, tanta è l’affinità timbrica tra la splendida voce di Zabbini e quella dell’ex chitarrista. A lasciare senza fiato però è, come sempre, la maestosità di Impressioni di Settembre: Scaglione veste i panni di Premoli imbastendo al Moog i fantasmagorici accordi del ritornello strumentale.

Le tematiche di Storia di un minuto e Ho Sognato Pecore Elettriche sono figlie, nonché testimoni, del loro tempo. Nel primo caso si parla di malinconia, solitudine e disperata ricerca di sé stessi in un mondo reale che ha le sembianze di un paesaggio autunnale. Tema del secondo concept è l’incomunicabilità e l’incapacità di sognare in un mondo virtuale fatto di dati e algoritmi.

Il turbinio di emozioni non finisce qui. Dolcissima Maria è una romantica ballata accompagnata dalla magia dei rintocchi di violino, La Danza dei Cavalieri – sentito omaggio a Prokofiev – è una felice incursione in territorio classico (non è l’unica della band), brano presentato da Djivas come “…un pezzo scritto, arrangiato e orchestrato dal melodista russo con un pezzettino di PFM”.

La fantascienza si riaffaccia prepotentemente quasi in chiusura del primo set con la narrazione del mito del superterrorista cibernetico Cyber Alpha (da Stati di Immaginazione, 2006) – progetto ideato da settori deviati dell’ex KGB. La fantasy story – ambientata in Unione Sovietica ai tempi della Guerra Fredda – viene traslata musicalmente in un brano strumentale dalle tonalità fredde e inquietanti, caratterizzato da una ritmica vorticosa che culmina in un finale incandescente: Fabbri imperversa a tutto campo con il suo archetto, Sfogli esibisce uno strabiliante bagaglio tecnico fatto di deflagranti assoli alla elettrica che spaziano da sfrenati tapping a furibondi shredding.

Talento e versatilità del chitarrista sembrano aver fatto definitivamente breccia nel cuore dei fan. Dal 2015, anno del suo ingresso nella band, Sfogli si è fatto strada tra lo scetticismo dei fan di Mussida, divenendo nel giro di poco tempo il punto di riferimento (tecnico ma anche emozionale) della PFM. Considerato da gran parte dei suoi colleghi il miglior chitarrista italiano, il suo stile moderno ha consentito al gruppo di espandere i propri orizzonti stilistici e sonori oltre i confini del progressive. Lo scorso autunno, Sfogli ha annunciato la sua uscita dal gruppo per dare priorità ai progetti solisti ed è attualmente in tour quale sostituto di Giacomo Castellano, infortunatosi alla mano. Sarebbe un peccato perdere una pedina così importante per il sound della rinnovata PFM.

Io considero Cristo il più grande rivoluzionario della storia. Credo tutti abbiano bisogno di considerarlo come un uomo e di considerare come umana tutta la sua storia, perché se lo si considera un Dio non si può imparare, se lo si considera un uomo invece sì. Fabrizio de André!”. Su un tappeto di lunghe e strazianti note chitarristiche del brano “Universo e Terra”, Di Cioccio dà il via al secondo set enunciando uno dei capisaldi del pensiero del cantautore genovese, ovvero l’aspetto umano della figura di Gesù, contrapposto alla figura sacra e assoluta costruita – secondo lui – dalla Chiesa per un mero esercizio di potere.

PFM e De André, due mondi così diversi eppure così affini nell’approccio anticonformista a testi e musica. La loro collaborazione ha inizio con le sessioni dell’album del cantautore La Buona Novella (1970) su cui suonano – in qualità di turnisti – I Quelli, collettivo che di lì a poco, con l’innesto di Mauro Pagani, cambierà il nome in PFM.

Le canzoni di De André suonate stasera si ispirano a fatti di cronaca (La canzone di Marinella), narrano vicende di personaggi fittizi (Bocca di Rosa, Zirichiltaggia eIl Pescatore), trattano tematiche religiose (L’infanzia di Maria) o, ancora, raccontano esperienze autobiografiche (Giugno ’73), espresse con straordinaria abilità poetica, attraverso testi semplici e diretti e con un particolare occhio di riguardo nei confronti dei più poveri e degli ultimi della società.

Altri temi ricorrenti nei testi del cantautore sono: l’amore – nelle sue espressioni più disparate – e il ruolo che la società riserva(va) alla donna, sovente oggetto di atti di immotivata prevaricazione, segregazione, discriminazione ed emarginazione (L’infanzia di Maria, Bocca di Rosa) – tematica manifestata con disagio e con terminologia cruda.

Peculiarità di alcuni brani è il perfetto equilibrio tra testo e musica (Bocca di Rosa, Zirichiltaggia, Il Pescatore) mentre in altri, al contrario, è la componente testuale a spiccare su un accompagnamento volutamente minimalista: è il caso de La canzone di Marinella, brano musicalmente scarno con il quale la PFM rende omaggio a De André, assecondandone la voce preregistrata.

Dal canto suo, Luca Zabbini doma con consumata maestria il vorticoso giro di parole in dialetto gallurese di Zirichiltaggia – simpatico siparietto su una lite familiare, complice la spartizione di un’eredità – che Fabbri accompagna con agili sferzate di violino.

Stilisticamente parlando, sono tanti i brani che hanno beneficiato del trattamento “Made in PFM”. È il caso dell’emozionante Bocca di Rosa, il brano più completo del set, che il riarrangiamento ha trasformato in una giga dal vago sapore nordeuropeo e, soprattutto, reso più simile ad un pezzo prog grazie all’inserimento di un frammento strumentale di assoluto pregio, scaturito dalla mente di musicisti assoluti.

La chiusura del set è riservata a due divertenti brani ritmati che fanno ballare e battere le mani: Volta la Carta, brillante filastrocca dal testo alquanto complesso di non facile reinterpretazione e Il Pescatore, divertente racconto di un pescatore che non collabora con le forze dell’ordine alla cattura di un fuggiasco.

Le musiche di entrambi i set sono accompagnate visivamente da proiezioni che aggiungono allo spettacolo una dimensione multimediale.

Prassi consolidata delle recenti esibizioni del gruppo è la chiusura del concerto con È Festa, brano la cui universale bellezza mette d’accordo amanti di prog e pop. Bis scontato, ma pur sempre di grande impatto sonoro ed emotivo, tarantella rock dominata ancora una volta dalle sonorità cosmiche del Moog, con ripresa finale del tema di Impressioni di Settembre. È una gioia per le orecchie ascoltare il vigoroso pulsare della sezione ritmica e percepire il pieno affiatamento di un collettivo amalgamatosi perfettamente negli anni.

Di Cioccio resta il leader indiscusso di una band che ha mutato fisionomia nel corso delle cinquanta e passa primavere di vita artistica senza mai mancare di stupire il pubblico con esibizioni cariche di ritmo ed energia, in cui trovano spazio fantasiosi arrangiamenti e magistrali orchestrazioni, abili virtuosismi ed estemporanee improvvisazioni. Commuove il profondo legame di amicizia che lo lega a Djivas, il quale lo presenta sul palco come “… il mio batterista di fiducia da oltre cinquant’anni…”.

La festa è finita, si fa ritorno a casa con ancora le note del concerto nella mente e nel cuore. Gli anni passano, le mode anche ma la PFM resta per fortuna ancora saldamente al suo posto, faticosamente conquistato grazie a talento, tenacia e voglia di divertire il pubblico.

Scaletta:

  1. Mondi Paralleli
  2. Il Respiro del Tempo
  3. Suonare Suonare
  4. Maestro della voce
  5. Dove… quando… parte I
  6. Dolcissima Maria
  7. La Carrozza di Hans
  8. Cyber Alpha
  9. La Danza dei Cavalieri (dall’opera “Romeo e Giulietta” di Sergej Prokofiev)
  10. Impressioni di Settembre
  11. Universo e Terra (intro)
  12. L’infanzia di Maria
  13. Giugno ‘73
  14. Bocca di Rosa
  15. La canzone di Marinella (voce di De André)
  16. Zirichiltaggia
  17. Volta la Carta
  18. Il Pescatore
    Bis:
  19. È Festa (con la ripresa di Impressioni di Settembre)
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