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GENESIS: “One More Night with the Orchestra”.

Roma, Auditorium Parco della Musica – Cavea, 16/06/2026 – I successi di pubblico e di critica delle due date capitoline del gennaio scorso alla Nuvola (leggi la recensione e il comunicato di VeroRock.it) hanno dato linfa al neonato progetto ‘’GENESIS – ONE NIGHT WITH THE ORCHESTRA’’, ambizioso tentativo di fondere rock e arrangiamenti orchestrali con il più o meno dichiarato intento di aggiungere una dimensione sonora alla già complessa e strutturata musica dei Genesis.

Roma è stata la terza tappa di una mini tournée estiva lungo lo stivale, organizzata da The Base Srl, società di consolidata fama nell’organizzazione, promozione e ticketing di eventi concertistici.

Giorgio Rosa, ideatore e produttore del progetto, non è nuovo ad interessanti iniziative legate all’universo Genesis. Tanto per citarne una, la prima tribute band italiana da lui fondata anni addietro con il nome di Squonk testimonia l’incondizionato affetto nei confronti della band inglese. Il recente progetto orchestrale, al contrario, non è nato per emulare in maniera più o meno fedele contenuti e arrangiamenti delle canzoni dei Genesis quanto per reinterpretarli in chiave orchestrale.

A primo impatto, i cento musicisti dei due ensemble sinfonici e del gruppo rock fanno apparire angusto perfino il notoriamente ampio palcoscenico della Cavea. La Nova Amadeus Rock Orchestra diretta dal Maestro Stefano Sovrani e il Coro dei Fiorentini guidato dal Maestro Mauro Bacherini sono disposti in semicerchio: incastonato tra i due ensemble c’è il gruppo rock, con le batterie di Nick D’Virgilio e Martin Levac in bella evidenza al centro del palco.

Tutti confermati gli altri componenti del gruppo rock: Luca Bernardini (tastiere), Fabio Crespiatico (basso), Luca Leonori (chitarra ritmica, tastiere), Adriano Martino (chitarra solista), Marcello Candela (pianoforte) e Giorgia Andreozzi (voce). Cala il buio e contestualmente si accendono i riflettori su una serata che è iniziata e terminerà con i maestosi accordi di Watcher Of The Skies, un dejà vu nelle tournée dei Genesis dell’epoca. Il brano dal DNA quasi interamente italiano – musica e testo furono inizialmente concepiti a Napoli per poi essere perfezionati nei vari palazzetti dello sport durante il soundcheck – fu reputato talmente versatile da essere posizionato indifferentemente a inizio o a fine scaletta.

C’è un profondo e reciproco legame affettivo che unisce l’Italia ai Genesis. Musica e testi della prima fase artistica della band furono istantaneamente apprezzati dal ricettivo pubblico italiano, cui va il merito di aver dato un forte impulso alla popolarità del quintetto che era sul punto di sciogliersi a causa del persistente scarso riscontro di pubblico e di vendite nella nativa Inghilterra (sic!).

Un ruolo cruciale nel sensibilizzare i fan italiani nei riguardi dell’innovativa proposta musicale dei primissimi Genesis lo si deve alle puntuali nonché preziose testimonianze giornalistiche, televisive e radiofoniche di Carlo Massarini – imprescindibile anchorman della serata – e di Armando Gallo, ospite in alcune date italiane, il cui nuovo libro “Remembering… The Lamb” rievoca, attraverso inedite e suggestive immagini, i cinquant’anni del tour del doppio concept genesisiano.

Tornando al concerto, l’orchestra ha aperto le danze, senza soluzione di continuità, con la leggiadria di Mad Man Moon – da brividi la presenza di una nutrita sezione d’archi che la fa assomigliare a una colonna sonora – e la leggerezza di Follow You, Follow Me.

L’intro di Firth of Fifth eseguito in solitaria da Bernardini ha comprensibilmente scatenato l’applauso dei presenti – in larga parte non più giovanissimi – e spalancato cuori e menti alla ricerca di antiche emozioni lungo il Viale delle Memorie. E non è stata certo una piccola sbavatura nell’esecuzione del frammento strumentale a rovinare il pathos generato da uno dei più grandi capolavori del rock, partorito dalla geniale mente di Tony Banks.

Non mancheranno, tuttavia, per Bernardini tempi e modi per riabilitarsi dall’iniziale impasse emotiva. Nel corso della serata, infatti, il bravissimo tastierista eseguirà con consumata maestria parti strumentali ben più complesse dell’intro di Firth of Fifth quali quelle presenti su In the cage, The Lamb lies down on Broadway e Apocalypse in 9/8 (la penultima sezione di Supper’s Ready, n.d.a.).

D’altronde, è questo uno dei tratti distintivi della musica dei Genesis. Dietro melodie apparentemente semplici, immediate, orecchiabili e dunque cantabili si celano partiture alquanto complesse che richiedono abilità non comuni per essere eseguite senza sbavature. Persino a Banks & co. è capitato a più riprese di incappare in errori durante le loro esibizioni dal vivo!

Dal canto suo, Martin Levac è assurto ancora una volta a protagonista assoluto della serata, calandosi perfettamente nei panni del suo idolo Phil Collins. Dinanzi a un pubblico esigente quale quello genesisiano, il più autorevole interprete – secondo molti – della musica dei Genesis e solisti non ha tradito le aspettative esibendo una forma smagliante sia al canto che alla batteria.

Il contagioso ritornello e la teatralità di I know what I like hanno rappresentato, inoltre, una ghiotta occasione per sintonizzarsi con un pubblico che ha vissuto anni addietro il sofferto passaggio di consegne tra Peter Gabriel e Phil Collins.

Il formidabile affiatamento con D’Virgilio ha, infine, consentito alla coppia di affrontare con scioltezza le parti strumentali più impegnative del repertorio Genesis – Apocalypse in 9/8 e The Cinema Show su tutte – divertendo ed esaltando l’attento pubblico con il ribattezzato Drum Duel, serrato confronto tra due autentici assi dello strumento.

Nick D’Virgilio è stato il lead singer degli statunitensi Spock’s Beard dopo l’abbandono di Neal Morse ed è tuttora la seconda voce dei Big Big Train di Alberto Bravin e Gregory Spawton. Tra i tanti progetti portati a compimento dal workaholic D’Virgilio (come suona bene l’anglicismo!) va annoverato il personale tributo ai Genesis di The Lamb lies down on Broadway.

Chi non lo aveva mai sentito nominare o ne conosceva unicamente le eccelse doti batteristiche, sarà rimasto piacevolmente sorpreso dalla magistrale interpretazione di In The Cage. Impeccabilmente assecondato dall’orchestra e da incalzanti staffilate di batteria, vorticose progressioni tastieristiche e mirabili sferzate chitarristiche, il musicista californiano ha fornito una prestazione vocale convincente, gestendo le molteplici sfaccettature del brano con perfetta intonazione e con personale timbrica che ben si è coniugata con i tratti angosciosi del capolavoro.

Non è stata da meno Giorgia Andreozzi, la cui vocalità ha ancora una volta impressionato i presenti per estensione, potenza ed espressività. Tuttavia, al posto della solita Undertow, sarebbe stato bello ascoltare dalla viva voce della giovanissima cantante un brano diverso. Perché non, per esempio, Blood on the Rooftops oppure l’altrettanto splendida Snowbound (altro brano di And then there we’re three, n.d.a.), di cui si conoscono le partiture della London Symphony Orchestra?

Ennesima nota positiva della serata è stata la (quasi) scrupolosa esecuzione delle parti chitarristiche soliste. Adriano Martino, non ancora pronto a gennaio per un progetto così impegnativo, ha fatto la sua discreta figura evitando improbabili improvvisazioni e soluzioni melodiche e tecniche fuori contesto, suonando a tratti anche piacevolmente.

Time flies when you are having fun… eccoci giunti (purtroppo) all’atto conclusivo: Supper’s Ready. Vasto contenitore di spunti musicali, di psichedelia linguistica, di partiture complesse e di melodie orecchiabili, di concitate fasi cantate e strumentali intervallate da momenti di pura introspezione – il capolavoro genesisiano beneficia di un parziale ritorno alle origini grazie al recupero degli intermezzi flautistici eseguiti dall’orchestra. Collocata in coda alla scaletta proprio come facevano i Genesis nella tournée di Selling England by the pound, la suite per eccellenza è portatrice di speranza e di rinascita da guerre e devastazioni, messaggio quanto mai attuale in un periodo così difficile e complesso per il mondo intero.

Foto: Véronique Pelletier

L’orchestra ha contribuito ad alimentare un finale incandescente in cui si è ripercorsa brevemente l’interessante fase genesisiana dei medley. Il quartetto, divenuto in seguito trio – forte di un repertorio già debordante di brani di assoluto valore – inizia con l’eseguire dal vivo alcuni medley dei propri pezzi classici anche per non scontentare la fanbase storica. The Lamb lies down on Broadway si fonde con la sezione finale di The Musical Box (medley eseguito nell’Encore Tour del 1982, n.d.a.) e Watcher of the Skies (priva stavolta di It, eseguita a gennaio) chiude in modo emotivamente impattante la lunga maratona musicale.

La sensazione è che l’ambizioso progetto abbia compiuto un deciso balzo in avanti in termini di qualità individuali e di amalgama tra orchestra e gruppo rock. Benché ci siano ancora margini di miglioramento, quanto visto e sentito alla Cavea è la dimostrazione che queste due entità possano convergere verso una piena complementarietà, purché vengano preservati i rispettivi spazi e libertà interpretative.

Il concerto è stato filmato e verrà presumibilmente trasmesso dopo l’estate sui canali della Rai. La riproposizione televisiva susciterà sicuramente la felicità degli spettatori che hanno assistito ad almeno una delle date italiane e provocherà probabilmente un pizzico di dispiacere in coloro, che per varie ragioni, non hanno potuto (o voluto) esserci.

Per restare sempre aggiornati su future iniziative degli organizzatori, la pagina Facebook dell’evento è consultabile al seguente link.

Scaletta:

  1. Watcher Of The Skies (intro)
  2. Mad Man Moon (solo orchestra)
  3. Follow You Follow Me (solo orchestra)
  4. Firth of Fifth
  5. The Cinema Show In That Quiet Earth (frammento) / Afterglow
  6. Duchess (intro) / Guide Vocal
  7. Carpet Crawlers
  8. In The Cage (voce Nick D’Virgilio)
  9. Undertow (voce Giorgia Andreozzi)
  10. Drum Duel
  11. I know what I like
  12. Supper’s Ready
    Bis:
  13. Medley: The Lamb Lies Down On Broadway / The Musical Box (sezione finale)
  14. Watcher of the Skies (strumentale)

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