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GENESIS: “TWO NIGHTS IN ROME WITH THE ORCHESTRA”.

Roma, Convention Centre La Nuvola, 10/01/2026 – venerdì 9 e sabato 10 gennaio è andato in scena un ambizioso progetto, nato dalla collaborazione tra l’Associazione Culturale LGRB e l’Ente EUR Spa, che ha visto un complesso sinfonico e un gruppo rock eseguire, sia congiuntamente che separatamente, le musiche dei Genesis.

Da un lato, sessantasei musicisti della Nova Amadeus Rock Orchestra diretti dal Maestro Stefano Sovrani e trentadue cantori del Coro Giuseppe Verdi diretti dal Maestro Anna Elena Masini – due ensemble che hanno eseguito le partiture dei brani dei Genesis scritte dal Maestro Tolga Kashif, già Direttore della London Symphony Orchestra.

Dall’altro, una rock band formata da Luca Bernardini (tastiere), Fabio Crespiatico (basso), Oliviero Martino (chitarra solista), Luca Leonori (chitarra ritmica e tastiere) e due ospiti d’eccezione: i batteristi – nonché cantanti – Martin Levac (Montreal, 1971) e Nick D’Virgilio (Whittier, 1968), entrambi legati più o meno direttamente all’universo Genesis. Il pianista Marcello Candela e la giovanissima cantante Giorgia Andreozzi hanno anch’essi collaborato al progetto.

A condurre l’evento – svoltosi al centro congressi La Nuvola nel quartiere EUR di Roma – è stato chiamato il giornalista e presentatore televisivo e radiofonico Carlo Massarini, alias Mister Fantasy – dal nome del rotocalco televisivo dedicato alla musica rock andato in onda negli anni ottanta, n.d.a. – profondo conoscitore dell’universo musicale e di tutto quello che vi ruota attorno.

Focus delle due ore e passa di concerto è stata la musica del gruppo relativa all’arco temporale che va dal 1972 al 1978, ad eccezione di Fading Lights, brano conclusivo di We Can’t Dance (1991).

Trattandosi di una prima assoluta, non tutto è stato perfetto: si sono viste e ascoltate tante cose belle ma c’è stata qualche imprecisione di troppo in entrambe le serate (oggetto della presente recensione è il concerto di sabato 10/1).

Il viaggio a ritroso nel fiabesco e surreale mondo dei Genesis inizia con l’inconfondibile intro di mellotron – eseguito in solitaria da Bernardini – di Watcher Of The Skies, gustoso assaggio del bis che chiuderà la serata, accolto dai calorosi applausi del pubblico. Allo sfumare degli accordi, l’orchestra prende il comando delle operazioni eseguendo in successione due brani strutturalmente ed emotivamente agli antipodi del variegato repertorio Genesis: Ripples e Follow You Follow Me.

L’arrangiamento per pianoforte e orchestra di Ripples preserva mirabilmente le malinconiche atmosfere banksiane, evocative dell’inesorabile trascorrere del tempo e del sopraggiungere della vecchiaia. Similmente, l’arrangiamento per sola orchestra di Follow You Follow Me restituisce al pubblico una canzone più interessante rispetto alla versione in studio, magicamente priva di quella irritante patina di sdolcinatezza che il singolo di And Then There Were Three (1978) si trascina dietro da sempre.

Al contrario, la riscrittura di Fading Lights – brano eseguito a metà set – convince solo in parte. Apprezzabile il lavoro fatto su intro, strofe e ritornelli che in questa nuova veste richiamano le melodie vocali con cui Phil Collins contribuì a plasmare lo splendido pezzo. Per il resto, sarà pure “… costruito benissimo musicalmente e con arrangiamenti micidiali …” come afferma il Maestro Soprani a proposito del brano nel suo complesso, ma della esuberante sezione strumentale, ennesimo pregevole marchio di fabbrica banksiano, si sono purtroppo perse del tutto le tracce e non certo per colpa dell’orchestra, la cui esecuzione raccoglie il plauso di Kashif – presente questa sera in sala – rimasto impressionato dalla bravura e dall’affiatamento dell’ensemble sinfonico.

Tra una parentesi musicale e quella successiva, Massarini intrattiene il pubblico con curiosità e aneddoti legati all’universo Genesis (e non solo), iniziando con il tracciare l’identikit sentimentale dei fan dell’epoca “… per molti di noi l’abbandono di Peter Gabriel è stato come la fine di un matrimonio, la perdita di un familiare che ci stava a cuorenonostante l’avvento di punk, disco, rap e trap, molti di quelli che ho incontrato sono rimasti musicalmente monogami …” per poi ricostruire il percorso a ostacoli del gruppo “… i Genesis, da sempre osteggiati dalla stampa inglese e americana, nascono come band di culto per poi diventare un vero e proprio culto in virtù delle splendide melodie, dei testi infarciti di fanta-mitologia, dei travestimenti di Gabriel …” e, infine, commentare con sarcasmo la reputazione di cui godono i critici musicali “… ho letto su internet interpretazioni fantasiose dei testi del gruppo … lo sapete che cosa si dice dei critici musicali? Che spesso e volentieri dalle loro recensioni si capisce più quello che sono loro rispetto a com’è il disco! …”.

Entra in scena il gruppo rock, atteso fin da subito a un importante banco di prova. Bernardini esegue l’insidioso intro di Firth of Fifth nel giusto tempo e senza sbavature mentre D’Virgilio e Levac si dividono i compiti giganteggiando, rispettivamente, alla batteria e al canto. Il contagioso ritornello della successiva Carpet Crawlers scatena la partecipazione del pubblico che non lesina un solo decibel vocale. L’esecuzione di entrambi i brani da parte dell’orchestra raccoglie, ancora una volta, il plauso di Tolga Kashif: “… I’m overwhelmed…”, è quanto dichiarerà al riguardo.

La palma di brano meglio orchestrato (ed eseguito) va, tuttavia, a Supper’s Ready. L’opus magnum dalle molteplici sfaccettature è una fonte inesauribile di spunti musicali e di psichedelia linguistica, di partiture complesse e di melodie orecchiabili, di concitate fasi (sia cantate che strumentali) ma anche di momenti di pura introspezione. L’orchestrazione puntella i passaggi placidi (Lover’s Leap), enfatizza le fasi trionfalistiche (The Guaranteed Eternal Sanctuary Man), concitate (Willow Farm), drammatiche (Apocalypse in 9/8) e solenni (As Sure As Eggs Is Eggs). Delicate linee di flauto traverso fanno da collante tra le varie sezioni, il coro emerge piacevolmente qua e là, Bernardini esegue senza tentennamenti l’assolo di organo di Apocalypse in 9/8, D’Virgilio dispensa micidiali tempi dispari. La ciliegina sulla torta la appone Levac con una magistrale prestazione vocale che rievoca quella di Phil Collins su Seconds Out.

L’autorevolezza con cui il musicista canadese interpreta la musica dei Genesis gli ha procurato l’appellativo di “clone di Phil Collins”, non solo per la somiglianza fisica ma soprattutto per le straordinarie doti canore e l’eccezionale tecnica e sensibilità con i piatti che lo accomunano all’ex batterista e frontman del gruppo.

La sommaria esecuzione delle parti di chitarra solista rappresenta, purtroppo, la nota dolente della serata. I brani del repertorio Genesis, perfino quelli meno complessi, non possono essere interpretati a proprio gusto personale né tantomeno improvvisati. Martino azzarda quasi sempre soluzioni melodiche e tecniche che poco hanno a che vedere con le originali. A farne le spese è l’assolo di Firth of Fifth (eseguito appena meglio il sabato rispetto al venerdì), le linee melodiche di Carpet Crawlers (lontane anni luce da quelle con cui Steve Hackett delizia da decenni il popolo genesisiano) e le molteplici rifiniture nonché l’outro solistico di Supper’s Ready (improvvisato con poca vena creativa). Il possesso di un buon bagaglio tecnico è condizione necessaria ma non sufficiente per suonare fedelmente la musica dei Genesis: ne sa qualcosa Daryl Stuermer – talentuoso chitarrista che dal 1978 in avanti ha fatto da spalla al gruppo sui palchi di tutto il mondo – aspramente criticato dai fan per la reinterpretazione jazzistica del Firth of Fifth solo. Occorre soprattutto una buona dose di sensibilità che i vari Bernardini, Candela, D’Virgilio, Levac dimostrano ampiamente di possedere.

Altra canzone, diversa interpretazione. La voce potente e acuta di Giorgia Andreozzi sovrasta – forse un pò troppo – le splendide linee melodiche di Undertow (1978), brano stranamente mai eseguito dal vivo nella lunga carriera del gruppo.

Foto: Raffaele Sestito

Foto: Raffaele Sestito

Il Drum Duet – emulazione più o meno fedele del magnifico duetto ai tamburi tra Phil Collins e Chester Thompson nel We Can’t Dance Tour – accende i riflettori su una coppia di batteristi tra i più completi e versatili in circolazione e, soprattutto, dotati di una spiccata sensibilità verso questo genere di musica. Il duo galvanizza il pubblico con cinque minuti di veloci fraseggi che spaziano da partiture semplici a partiture più complesse, da tempi pari a tempi dispari, sperimentando repentini cambi di stile, ritmo e intensità.

La lunga maratona orchestrale termina con la riproposizione di due bis ideati e confezionati dai Genesis con indiscutibile gusto e vena creativa. Nella veste live, I know what I like è la lontana parente della versione in studio grazie all’inserimento del frammento strumentale di Stagnation e l’aggiunta, da parte di Collins, di un pizzico di teatralità per non far rimpiangere troppo il fresco abbandono di Peter Gabriel. Il simpatico balletto inscenato con il tamburello e le annesse movenze plastiche che aizzano e placano il divertito pubblico è il personale omaggio di Levac al suo idolo Collins.

Chiude la serata il medley più suggestivo e meglio riuscito nella storia live del gruppo, It/Watcher Of The Skies, il cui finale viene reso ancor più avvincente dalla spinta energica dell’orchestra.

L’interminabile applauso tributato ai musicisti a fine concerto è il segnale tangibile che l’esperimento consistente nel far interagire due mondi apparentemente distanti tra loro – orchestra e complesso rock – con l’obiettivo di dare una nuova veste stilistica alla musica dei Genesis può considerarsi in larga parte riuscito, nonostante qualche imperfezione tipica delle prime assolute.

Chissà poi che in un futuro prossimo gli organizzatori non riescano, sull’onda emotiva e del successo di pubblico di queste due serate, a bissare l’evento magari con il coinvolgimento degli artefici di quella irripetibile fase storica.

Scaletta di sabato 10/1:

  1. Watcher Of The Skies (intro)
  2. Ripples
  3. Follow You Follow Me
  4. Firth of Fifth
  5. Carpet Crawlers
  6. Fading Lights (al posto di Entangled, suonata il 9/1)
  7. Supper’s Ready
  8. Undertow (Giorgia Andreozzi alla voce)
  9. Drum Duet
    Bis:
  10. I know what I like
  11. Medley: It / Watcher of the skies (strumentale)

I canali social dell’evento:

Facebook: https://www.facebook.com/reel/4586828761544489

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